Tuesday, May 5, 2026

Modi/Netanyhu /India- Israel.the infamous alliance now together in the colonization of the West Bank - ICSPWI info

 da proletari comunisti italia 

pc 6 maggio - L'india di Modi il principale appoggio nel mondo dopo gli USA del regime sionista genocida partecipa alla colonizzazione della Cisgiordania


solo proletari comunisti a livello nazionale e il Comitato internazionale a sostegno della guerra popolare in India  agiscono per rompere questo silenzio nelle settimanali manifestazioni a Milano per la Palestina e lo faremo anche nella manifestazione nazionale del 16 maggio a Milano

proletari comunisti/PC maoista Italia 

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questa operazione è stata concordata in occasione della visita di Modi in Israele  ed è fondata sul legame ideologico/teorico identitario tra il fascismo indutva e il sionismo, enunciato  nel discorso di Modi alla Knesseth (nota della redazione)

 da il fatto quodidiano

L’operazione di “ingegneria demografica” di Israele: accolti 6mila indiani ebrei della comunità Bnei Menashe. Rischio nuove colonie in Cisgiordania

Mentre una fetta dei residenti lascia il Paese per le guerre permanenti di Netantyahu, il governo offre sussidi e incentivi per il gruppo religioso in arrivo dallo Stato asiatico. Costo dell'iniziativa: 30 milioni di 

Il governo israeliano ha lanciato una nuova operazione, questa volta non militare, ma comunque dalle conseguenze potenzialmente negative per i palestinesi della Cisgiordania. “Ali dell’alba”, è questo il nome sibillino scelto per contrassegnare il progetto di ingegneria demografica che ha come scopo l’ingresso in Israele di 6mila indiani della comunità Bnei Menashe. In questi giorni all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv sono arrivati i primi 240, segnando così l’inizio di un più ampio sforzo sostenuto dal governo di estrema destra di Netanyahu per completare l’aliyah (diritto al ritorno, legge che garantisce la nazionalità israeliana a tutti gli ebrei sparsi per il mondo) di questo gruppo. Israele ha destinato l’equivalente di 30 milioni di dollari per realizzare questa decisione, che potrebbe dare l’avvio alla creazione di nuove colonie nei territori occupati.

Si tratta di un’iniziativa congiunta guidata dal Ministero dell’Aliyah e dell’Integrazione e dall’Agenzia Ebraica. Altri voli sono previsti nelle prossime settimane per far arrivare circa 600 immigrati. Molti dei nuovi arrivati sono giovani famiglie che inizialmente si stabiliranno nei centri di accoglienza di Nof HaGalil, nel nord di Israele, in Galilea, dove alcuni si ricongiungeranno con parenti immigrati negli anni precedenti. I membri della comunità Bnei Menashe sono residenti negli stati di Mizoram e Manipur, nel nord-est dell’India. Secondo il piano, si prevede l’arrivo di circa 1200 immigrati aggiuntivi entro la fine del 2026 per arrivare al reinsediamento di circa 6mila membri della comunità entro il 2030.

L’operazione “Ali dell’Alba” fa seguito a una decisione governativa approvata a novembre, promossa dal Primo ministro, dal ministro dell’Aliyah e dell’Integrazione Ofir Sofer e da quello delle Finanze, l’estremista messianico Bezalel Smotrich. L’iniziativa mira sia a riunire le famiglie già presenti in Israele, sia a sostenere l’integrazione a lungo termine della comunità nella società israeliana. Nell’operazione sono coinvolti anche l’Autorità per la Popolazione e l’Immigrazione e l’Autorità per le Conversioni, nonché organizzazioni ebraiche internazionali e gruppi filo-israeliani. I nuovi immigrati sono stati accolti con una cerimonia alla quale hanno partecipato alti funzionari, tra cui Sofer, il presidente dell’Agenzia Ebraica, il generale di divisione (in pensione) Doron Almog, il presidente dell’Organizzazione Sionista Mondiale, Yaakov Hagoel, e il rabbino capo sefardita David Yosef.

Rivolgendosi ai nuovi israeliani, Sofer ha affermato: “Stiamo facendo la storia portando l’intera comunità di Bnei Menashe in Israele… Non c’è momento più appropriato e toccante per dare il benvenuto a un aereo pieno di immigrati subito dopo il 78° anniversario dell’indipendenza dello Stato. Benvenuti a casa”. Almog ha descritto il momento come parte della continua realizzazione della visione sionista. “L’aliyah è il motore di crescita dello Stato di Israele e ogni nuovo oleh è un faro di speranza”, ha detto, aggiungendo che la responsabilità si estende oltre l’arrivo, garantendo un’integrazione di successo e opportunità.

Intanto, molti israeliani stanno lasciando Israele dopo il 7 ottobre per il timore di vivere in un Paese in perenne stato di guerra a causa delle politiche del premier Benjamin Netanyahu e del suo governo che sta cercando in ogni modo di annettere la Cisgiordania. Coloro che se ne sono andati e coloro che stanno per farlo verranno dunque rimpiazzati dagli indiani della “tribù perduta”, ai quali lo stato garantisce sussidi e facilitazioni per ottenere un posto di lavoro. I Bnei Menashe discenderebbero dalla tribù di Manasse, una delle ‘Dieci Tribù Perdute’ esiliate dall’Impero Assiro durante il periodo del Primo Tempio. Cacciati dalla Terra d’Israele, furono dispersi verso est. Alla fine, i Bnei Menashe si stabilirono nelle remote colline degli stati nord-orientali indiani di Manipur e Mizoram, lontani da qualsiasi centro di vita ebraica. Lì, però, sono comunque riusciti a preservare elementi del loro credo, come la fede in un unico Dio, l’osservanza dello Shabbat e delle Grandi Festività.



zurich demostration 28th march
 

Brasil - Oil workers boykot Israel

italian info


Neanche una goccia di petrolio per Israele“. Con questo slogan, il sindacato dei lavoratori del petrolio di Rio de Janeiro (Sindpetro RJ) sta portando avanti una serie di azioni contro le compagnie petrolifere e il governo Lula, opponendosi alla fornitura di petrolio alla macchina da guerra sionista.

Esportare la morte

Oil Change International ha pubblicato il rapporto “Behind the Barrel: New Insights into Countries and Companies Responsible for Supplying Fuel to Israel” (Dietro il barile: nuove prospettive sui paesi e le aziende responsabili della fornitura di carburante a Israele), che si riferisce all’anno 2024 e identifica il Brasile come il quarto maggiore fornitore di petrolio e prodotti petroliferi allo Stato di Israele, rappresentando il 9% delle esportazioni totali verso quel paese tra ottobre 2023 e giugno 2024.

La relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti dei palestinesi, Francesca Albanese, ha accusato duramente le multinazionali di trarre profitto dal genocidio nel suo rapporto al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, intitolato “From an Economy of Occupation to an Economy of Genocide” (Da un’economia di occupazione a un’economia di genocidio). Il documento identifica le aziende e i paesi che beneficiano finanziariamente del genocidio contro i palestinesi. Il rapporto evidenzia il ruolo crescente dei giacimenti petroliferi brasiliani nella fornitura di carburante alle forze armate israeliane e alle loro forze di occupazione nei territori palestinesi, dove vengono massacrati.

Il giornalista Jamil Chade ha riferito che le esportazioni di petrolio brasiliano verso Israele sono cresciute di circa il 51% nel 2024, raggiungendo un totale di 2,9 milioni di barili. Il Ministero dello Sviluppo, dell’Industria e del Commercio Estero non divulga queste informazioni, né i dettagli delle aziende coinvolte in questo commercio di petrolio.

Rottura immediata tra Brasile e Israele

Il leader dei lavoratori del petrolio sottolinea la necessità che tutti i sindacati, le federazioni sindacali e i movimenti sociali brasiliani intensifichino la campagna in difesa della Palestina. «Il popolo palestinese ha subito una pulizia etnica; oltre il 90% delle case a Gaza è stato distrutto, così come i servizi pubblici essenziali come ospedali, scuole e università. La fame è diventata un’arma di guerra, proprio come accadde agli ebrei durante l’Olocausto. È urgente chiedere al governo di Lula di interrompere ogni legame commerciale, militare e diplomatico con lo Stato israeliano», sottolinea il lavoratore del settore petrolifero.

A tal proposito, il Sindacato dei Lavoratori del Petrolio di Rio de Janeiro, insieme alla Federazione Nazionale dei Lavoratori del Petrolio, ha organizzato diverse azioni, dibattiti ed eventi per chiedere la sospensione delle spedizioni di petrolio brasiliano verso Israele, sostenendo che questo carburante alimenta la macchina bellica israeliana nel conflitto di Gaza.

Neanche una goccia di petrolio per Israele

Il sindacato ha intensificato la sua campagna con lo slogan “Interrompere la fornitura di petrolio greggio e prodotti raffinati”, lanciando materiale informativo (opuscoli) a sostegno del popolo palestinese.

India Narendra Modi, affaibli tente un coup de force institutionnel

 

Narendra Modi, affaibli, tente de verrouiller le pouvoir en Inde

Sous la pression de Donald Trump et confronté à un isolement croissant, le pays voit s’éroder son image de puissance mondiale. Le 16 avril, le premier ministre indien a tenté un coup de force institutionnel en proposant un redécoupage électoral favorable à ses bastions du Nord, dans l’espoir de se maintenir au-delà de 2029.


Amer constat pour Narendra Modi, qui, lui, est affaibli sur la scène internationale et sur le plan intérieur. Le premier ministre indien a subi une série d’humiliations infligées par Donald Trump, sanctions tarifaires record, ordre de cesser d’acheter du pétrole russe, puis permission d’en acquérir, renvoi de migrants indiens, remarques déplacées.


Peru - COMMITTEE FOR THE DEFENSE OF THE UNIFIED SUTEP - maoist road supports all classist and combactive trade union in the world

 

For a class-conscious union line!


COMMITTEE FOR THE DEFENSE OF

THE UNIFIED SUTEP


FOR THE REORIENTATION AND CLASS-CONSCIOUS RECONSTITUTION OF SUTEP FROM THE GRASSROOTS TO THE NATIONAL EXECUTIVE COMMITTEE”


TO RAISE, DEFEND, AND APPLY THE CLASS-BASED UNION LINE AND UNWAVERING PRINCIPLES, ENDORSEED IN THE STATUTES OF SUTEP UNION (1972-2003)”



STATEMENT


LONG LIVE INTERNATIONAL WORKERS' DAY 2026!



The SUTEP UNION Defense Committee, with a class-based stance, expresses its fervent class-based greetings to the Peruvian and international proletariat, to the teachers of the Public Schools, and to our beloved and indestructible people, in the context of May Day: International Workers' Day, a date to raise the banner of “Rebellion is justified,” declaring the Next:


International Context:


Oppressed Nations are the foundation of transformations within the context of intensifying contradictions, primarily fueled by the Principal Contradiction: Imperialism versus Oppressed Nations.


The Middle East is ablaze, and the proletariat is struggling intensely, with the prospect of the collapse and disintegration of imperialism within 100 to 150 years and the triumph of the "Society of Great Universal Harmony," without exploiters or exploited. The Principal Contradiction: Imperialism versus oppressed peoples and nations of the Third World, is shaking the countries of the globe. Thus, as a continuation of the First Campaign initiated in June 2025, the imperialist-Zionist War of Aggression, launched on February 28, 2026, against the people of Iran by the United States, with the Zionist state and instrument of Israel, is unfolding under the false pretense that the people of Iran: “is a threat to the security of the United States and Israel due to its development of nuclear weapons and long-range missiles…” And the lies continue as part of their abject Low-Intensity Warfare: lying to generate favorable public opinion. On March 1st, they had bombed more than 2,000 targets, assassinating Iran's Supreme Leader, Ayatollah Ali Khamenei, along with his entire family. His son, Mukhta Khamenei (403-2026), has been chosen as his successor, and consequently, in these war crimes perpetrated by imperialism-Zionism, they have failed to eliminate the leadership of Iran. The more than 2,000 “targets” of this abject attack were against the civilian population, against the cities where the Iranian people live.


On February 28, 2026, 185 girls, teachers, and parents were killed at the Minab Primary School in Iran. The girls killed in this execrable genocide ranged in age from 7 to 12. The imperialist-Zionists, with the US President, the arch-reactionary and genocidal Donald Trump, and Netanyahu of the Zionist State of Israel as their representatives, had planned this vile "Epic Fury" campaign to eliminate the leadership, crush, defeat, and subjugate the Iranian people, and "change the regime." But their perfidious plans have been thwarted by the heroic resistance of the Iranian people, who even struck their aircraft carrier, the "Abraham Lincoln," considered "invincible" by the supposed "most powerful army on earth," with four missiles, rendering it inoperable and forcing it to flee. The missiles have also destroyed more than eight bases of US imperialism, and the genocidal Netanyahu had to flee to Berlin (Germany) in the early stages of this execrable imperialist-Zionist War of Aggression.

May Day Joint Declaration 2026 traslated and diffused in China

comrades a greeting!

this message and traslation come from redaction of Revolutionary Newspaper of workers in China

we see this declaration may day and we approve, want to sign and to diffuse

our signature is 
Redaction of Gongge News (Cina)

 2026 年五一劳动节联合宣言
无产阶级的、红色的、国际主义的
五一劳动节
反对帝国主义、帝国主义战争、反动与法西斯主义
反对对无产阶级和各国人民的剥削、苦难与压迫
为了全世界每一个国家的人民民主革命、无产阶级革命和社
会主义革命
世界无产阶级正在新的世界帝国主义战争危险日益增长的局势下庆祝五一
劳动节,这场战争甚至存在演变为核战争的风险。帝国主义正深陷总危机的泥
潭,一切试图克服危机的尝试均告失败。这正是主要帝国主义国家(美国/欧
盟/俄罗斯/中国)为重新瓜分世界而相互争夺、以期夺取对原材料和全球各
国市场控制权的根本原因。
帝国主义及其国家、各国政府、议会政党以及工人运动和人民运动中的代
理人,每天都在为这场新的世界帝国主义战争迈出具体步伐。
尤其是美帝国主义,在特朗普纳粹式总统任期的主导下,进一步提升烈度、加
剧了帝国主义战争的进程:它为巴勒斯坦人民遭受的种族灭绝提供了全面掩
护;它在与俄罗斯帝国主义既勾连又对抗中推进了瓜分乌克兰的战争;随后,
先是对委内瑞拉发动袭击,如今又以帝国主义和犹太复国主义的侵略战争攻打
伊朗,意图颠覆相关国家政府、扶植新的傀儡政权取而代之,却遭到伊朗和黎
巴嫩的国家与人民的顽强抵抗。
它发动关税战争,妄图将欧洲帝国主义列强及世界上所有资本主义和帝国
主义国家统一到其计划和利益旗下,却面临各方的反对,以及各种滋养帝国主
义间矛盾的协议。
与此同时,它在种族主义和镇压的旗号下,对无产阶级群众、移民以及反
法西斯和反帝国主义的反对力量发动内部战争,妄图将美国改造为大资本公开
独裁的工具;在全球范围内,它竭力强化和整合各国一切反动、法西斯、纳
粹、主权主义和民粹主义力量。对于依赖帝国主义且受其压迫的国家,它着力
将其中具有地区霸权地位的国家——土耳其、印度、巴西——拉入自己的战
线,以在新的世界瓜分战争中构建获胜联盟,同时培育和强化沙文主义、民族
主义与原教旨主义。
美帝国主义意图以战争摆脱危机与颓势,而其他大大小小的帝国主义列强
则各自谋求捍卫本国的帝国主义利益。
凡此种种,导致各国国家和政府正通过重新武装、建立战争经济、将危机
与战争代价转嫁给无产阶级和人民,为参战装备自身。世界贫富差距日益扩
大,世界经济危机越深重,贫困便越恶化。资本主义/帝国主义对利润的竞
逐,正导致社会与环境灾难。所谓"第三次、第四次工业革命",带来的并非推
动人类发展的创新,而不过是通过金融资本积累更多资本的工具。帝国主义战
争与反动战争制造了数以十万计的难民,贫困与失业将受帝国主义压迫的依附
国半殖民地地区的人口推向资本主义与帝国主义国家。
资本主义与帝国主义国家的统治阶级,以及受帝国主义压迫国家的统治阶
级,都在气喘吁吁地试图维持自身权力——一方面借助旨在更换政府面孔却不
触动权力实质的选举;而在出现大规模弃权的地方,则公然指向法西斯式的政
府与政权、警察国家与公开独裁。
面对这一切,无产者、人民群众和受帝国主义压迫的各族人民别无他途,
只有加强斗争,开展社会与人民起义、武装斗争,发动人民战争,推进旨在推
翻为帝国主义和统治阶级服务的反动政府的运动。这些运动以其力量与局限性
共同证明:革命之路——新民主主义革命、社会主义革命——别无替代。
进行革命的主要工具是革命政党。建设和巩固共产党,保护其免遭资产阶级的
消灭图谋(尤其是针对毛主义者的镇压:印度的"卡加尔行动"、菲律宾和土耳
其的镇压等),是当前的首要任务,也是推进全世界无产阶级和人民运动的关
键。
唯有建立马列毛主义共产党,才能发展无产阶级和人民统一战线,建立推
翻各国统治阶级、摧毁世界范围内帝国主义体系所必需的人民的和无产阶级的
军队。马列毛主义共产党必须在与人民群众紧密相连的阶级斗争烽火中形成和
发展,作为工人阶级的先锋队分队,作为能够在不同国家的具体条件下领导无
产阶级和人民斗争、政治斗争,发展阶级战争、革命战争和人民战争的战斗单
元。
马列毛主义共产党必须能够分析共产主义运动过去和当今的错误与失败,
能够引领无产者、群众及各斗争运动的直接实践经验。
投身人民战争的共产党,以及为此和为革命而奋斗的一切政党与组织,必
须在与修正主义和"左"倾主义的持续斗争中发挥先锋队作用,以马列毛主义为
旗帜,建立统一的国际共产主义组织——一个统一的国际组织,领导资本主
义、帝国主义国家和受帝国主义压迫国家的无产阶级和人民群众,投身争取社
会主义的革命斗争。
为此,今天有必要创建一个统一的国际共产主义论坛,以帮助领导资本主
义、帝国主义国家和受帝国主义压迫国家的无产阶级开展斗争,动员一切反帝
力量、民族解放运动,以及反战、反法西斯、反反动与镇压、反种族灭绝、反
领土与环境破坏运动中的先进力量。
这是当前推进重建国际共产主义运动和建立新共产国际的必要阶段。
世界正面临帝国主义战争与解放无产者和各族人民的革命之间的世纪大决
战。
列宁和毛泽东的教导与口号,今天显得格外清晰:
——列宁:
"变帝国主义战争为国内战争!"
"帝国主义是无产阶级社会革命的前夜。"
"真正的国际主义只有一种,就是进行忘我的工作来发展本国的革命
运动和革命斗争,支持(用宣传、声援和物质来支持)无一例外的所
有国家的同样的斗争、同样的路线,而且只支持这种斗争、这种路
线。"
——毛泽东:
"历史上的战争分为两类,一类是正义的,一类是非正义的。一切进
步的战争都是正义的,一切阻碍进步的战争都是非正义的。我们共产
党人反对一切阻碍进步的非正义的战争,但是不反对进步的正义的战
争。对于后一类战争,我们共产党人不但不反对,而且积极地参加。
前一类战争,例如第一次世界大战,双方都是为着帝国主义利益而
战,所以全世界的共产党人坚决地反对那一次战争。反对的方法,在
战争未爆发前,极力阻止其爆发;既爆发后,只要有可能,就用战争
反对战争,用正义战争反对非正义战争。"
签署组织:
突尼斯人民党(阿尔卡迪内斯党)
阿富汗共产党(毛主义)
尼泊尔共产党(巴胡马特)
土耳其共产党-马克思列宁主义(TKP-ML)
法国共产主义统一组织
哥伦比亚共产主义工人联盟(马列毛主义)
意大利马列主义党
巴西毛主义共产党委员会
意大利毛主义共产党
东孟加拉无产阶级党(PBSP/孟加拉国)
伊朗红色道路(毛主义小组)
尼泊尔革命共产党
云水怒小组-中国
阿富汗工人组织(马列毛主义,主要是毛主义)
(签署开放,其他组织可于“五一”后加入)


Proletarian, Red and Internationalist May 1st

may day 2026 - workers in struggle in Asia

.italian report

....In diversi paesi asiatici il Primo Maggio ha espresso una chiara volontà di lotta del proletariato industriale, agricolo e dello stesso settore terziario, e si è posto in collegamento ideale, talvolta esplicito, con la storica lotta per la riduzione dell’orario di lavoro iniziata il primo maggio 1886 a Chicago. Quindi con un carattere di classe e internazionalista.

 

Parecchie centinaia, se non migliaia, sono state le manifestazioni in India, organizzate dalle maggiori centrali sindacali, collegate ai vari partiti comunisti e al partito del Congresso, per chiedere l’abolizione dei quattro nuovi codici del lavoro, che minano 29 leggi a tutela dei lavoratori ottenute in decenni di lotte, ed eliminano il diritto universale a una giornata lavorativa di 8 ore. I leader sindacali hanno criticato i tentativi delle aziende di estendere i turni a 12 ore o più e l’assenza di un’adeguata retribuzione per gli straordinari.

Nei cortei e nei raduni operai sono stati lanciati appelli per la “parità di retribuzione a parità di lavoro”, un salario minimo significativamente più alto e migliori tutele sociali per il settore informale, che tuttora comprende la grande maggioranza dei lavoratori indiani, privi di assistenza sanitaria e di contributi pensionistici, e nella loro grande massa privi di organizzazione sindacale.

Manifestazione a Thiruvananthapura, Kerala

Anche in India sono forti le preoccupazioni per l’aumento dei costi del carburante e dell’energia, legato al conflitto in corso in Medio Oriente, e la necessità di adeguamenti salariali.

Il sindacato filo-governativo BMS, che dichiara 17 milioni di iscritti, non ha partecipato a queste manifestazioni. Il governo del BJP di Narendra Modi è in questi anni riuscito a controllare le masse indù istigando l’odio religioso contro i musulmani, senza fare significative concessioni di tipo riformistico.

Anche a Dhaka in Bangladesh la classe operaia, soprattutto quella dell’industria dell’abbigliamento con una composizione in gran parte femminile, ha manifestato in massa rivendicando soprattutto l’aumento del salario minimo a 30.000 taka (circa 210 euro).

Primo Maggio a Dhaka, Bangladesh

A Lahore in Pakistan il Primo Maggio ha visto sfilare i conduttori di risciò in un corteo lungo 23 km.

In Indonesia il quadro si è presentato più complesso che altrove. Perché il presidente del paese, generale Subianto, si è in qualche misura appropriato del Primo Maggio con il sostegno della confederazione sindacale (KSPSI) e dello stesso Partito Laburista, parlando a un raduno davanti al Monumento Nazionale (Monas) nel centro di Jakarta. L’evento, cui hanno partecipato circa 200.000 persone, si è concentrato sulla cooperazione tra governo e lavoratori, con discussioni su nuove politiche di welfare per i rider collegati a piattaforme digitali e sulla ratifica delle convenzioni dell’OIL.

Davanti al Parlamento si è invece svolta una manifestazione di circa 10.000 lavoratori e lavoratrici organizzata dall’ Alleanza del Movimento dei Lavoratori con il Popolo (Gebrak). La coalizione comprende la Confederazione dell’Alleanza Sindacale Indonesiana (KASBI), la Federazione della Lotta dei Lavoratori Indonesiani (FPBI) e la Federazione dei Sindacati dei Lavoratori del Settore Alimentare e delle Bevande (FSBMM), oltre ad altri gruppi della società civile.

KASBI ha rivendicato l’aumento del salario minimo, l’abolizione delle esternalizzazioni e la revisione delle leggi sul lavoro del 2023 che favoriscono la precarizzazione, lo stop ai licenziamenti di massa, una maggiore tutela di insegnanti e operatori sanitari, e diritti per i lavoratori delle piattaforme digitali.

La coalizione ha anche rivendicato il libero accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria, il rispetto del “primato del  potere civile su quello militare” (una chiara rivendicazione politica anti-governativa) e la fine degli sfratti dei contadini attraverso una vera riforma agraria. Il governo aveva schierato ben 25.000 poliziotti per intimidire e reprimere la manifestazione. Ma manifestazioni con le stesse richieste si sono svolte anche a Bandung e in altre città dell’arcipelago.

Momenti della manifestazione anti-governativa del Primo Maggio a Jakarta

Anche a Bangkok (Thailandia) il partito liberal-populista Pheu Thai al governo ha cavalcato il Primo Maggio con la sponda di sindacati concertativi: il ministro del lavoro è intervenuto al comizio finale, promettendo che prenderà in considerazione le otto richieste sindacali, tra cui la ratifica delle convenzioni internazionali sul lavoro relative ai diritti sindacali, l’istituzione di un fondo per i lavoratori licenziati, l’ampliamento delle prestazioni previdenziali e la garanzia di un’equa retribuzione per gli straordinari. Le organizzazioni sindacali hanno affermato che le stesse proposte sono state presentate ripetutamente senza progressi concreti. Siamo qui nella fase delle concessioni, o promesse, “riformiste” di fronte a un movimento operaio in crescita, fase da lungo tempo chiusa in Italia.

Un momento della manifestazione del Primo Maggio a Bangkok


Manila

Nella Corea del Sud il Primo Maggio è stato proclamato festa nazionale per la prima volta quest’anno. Data la forza della confederazione sindacale KCTU, primo sindacato con oltre un milione di iscritti, e con una pratica di elevata combattività, il potere ha ritenuto più opportuno togliere ai lavoratori la possibilità di celebrarlo con lo sciopero, come hanno già fatto numerosi governi europei nel dopoguerra, tra cui l’Italia.

La Confederazione Coreana dei Sindacati (KCTU) ha organizzato la “Manifestazione per la Festa mondiale del lavoro 2026” nei pressi della stazione di Gwanghwamun, nel distretto di Jongno a Seul, alle ore 15:00 chiedendo, tra le altre cose, il riconoscimento dello status di lavoratori dipendenti per i lavoratori con contratti speciali.

Yang Kyung-su, presidente della Confederazione Coreana dei Sindacati (KCTU), ha dichiarato: «Ci sono voluti 63 anni perché la Festa del Lavoro riacquistasse il suo nome», aggiungendo: «Dobbiamo garantire i diritti fondamentali dei lavoratori attraverso leggi e istituzioni e, uniti nei sindacati, dare loro il potere di opporsi all’offensiva del capitale». I tre diritti fondamentali del lavoro sanciti dalla Costituzione, dalla Legge sulle norme del lavoro e dalla Legge sui sindacati non sono adeguatamente assicurati per oltre 10 milioni di lavoratori precari. “Per oltre 10 milioni di lavoratori atipici, inclusi i lavoratori a tempo determinato, i lavoratori con contratti speciali e i lavoratori in subappalto, i diritti lavorativi costituzionali e i diritti previsti dalla Legge sulle norme di lavoro e dalla Legge sui sindacati e sull’adeguamento delle relazioni di lavoro non sono adeguatamente garantiti”, aggiungendo: “Con una lotta senza esclusione di colpi, faremo sì che lo sciopero generale di luglio sia un successo e conquisteremo la trattativa con le imprese committenti”.

In Giappone la stima (non ufficiale) è che 280 mila lavoratori hanno preso parte alle manifestazioni del Primo Maggio, di cui circa 40 mila a Tokyo dove la manifestazione era indetta dal sindacato Zenroren (presente soprattutto nel pubblico impiego). In essa sono state denunciate le “riforme” della pubblica istruzione e della sanità promosse dal governo Koizumi, tese a smantellare lo stato sociale ampliando il divario tra ricchi e poveri. Nel corso della manifestazione, il segretario del PC giapponese che controlla Zenroren ha criticato anche la revisione della Costituzione giapponese per eliminare ogni ostacolo alla politica di riarmo, perseguita con forza dalla nuova premier Takaichi, ma da un punto di vista pacifista, senza una chiara denuncia dell’imperialismo giapponese e della sua preparazione di un confronto militare con la Cina in alleanza con gli USA. 

 

1 mai en Amerique du Nord et en Afrique

info la cause du peuple

L’Amérique du Nord 

Environ 3500 actions ont eu lieu à travers les États-Unis dans le cadre d’un vaste mouvement appelé « May Day Strong », un mouvement de grève économique appelant à « ni école, ni travail, ni achats » pour marquer le 1er mai. Il s’inscrit dans la suite des manifestations « No Kings » contre Trump et des boycotts économiques après les opérations la police de l’immigration ICE à Minneapolis, dans le Minnesota, ainsi que le décès, en janvier, de Renee Good et Alex Pretti. Les groupes y prenant part sont variés, allant de syndicats à groupes politiques et écologistes.

May Day Strong a des revendications larges comme « taxer les riches » et abolir la police de l’immigration, dans un contexte où les républicains ont voté mercredi dernier une mesure budgétaire visant à financer l’ICE. Le mouvement appelle également à mettre fin à la guerre en Iran.

À Manhattan, New York, des partisans du Sunrise Movement, mené par des jeunes, se sont donné le bras devant la Bourse, bloquant toutes les entrées du bâtiment. Ils annonçaient en prévision du 1er Mai que 100 00 jeunes feraient grève de leurs cours pour marquer cette date.

Des lycéens de Rochester, dans l’État de New York, ont quitté leurs cours et ont défilé dans les rues en scandant : « Pas de justice, pas de paix. Débarrassez nos rues de l’ICE ».

À Minneapolis, certains groupes de travailleurs ont fait grève toute la journée. Les agents d’entretien et le personnel d’accueil de l’hôtel Ivy ont quitté leur poste et formé des piquets de grève pour réclamer une augmentation de salaire de 3 dollars de l’heure. À noter que les États-Unis ne reconnaissent pas le 1er mai comme jour férié officiel et célèbrent plutôt la « fête du travail », qui a lieu en septembre.

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Sur le continent africain, le 1er mai a également été suivi massivement, mais dans un contexte tendu. Historiquement, le 1er mai dans beaucoup de pays africains est organisé et encadré directement par l’État. Il mobilise principalement des travailleurs du secteur public et de l’administration, et sert traditionnellement à faire la promotion du chef de l’État.

Cette année, cette tradition est battue en brèche dans de nombreux pays. En République Démocratique du Congo, l’Intersyndicale Nationale du Congo a plaidé pour le boycott du défilé du 1er mai, en réponse à un refus de faire du 1er mai une cérémonie de célébration du gouvernement. Ainsi, aucune grande manifestation n’a pris place dans le pays, dans un contexte de durcissement des conditions de vie des travailleurs congolais, principalement sur la question de l’instauration d’un salaire minimal interprofessionnel, promesse jamais tenue, et de l’absence de discussion féconde entre l’État et les organisations de travailleurs. Ce boycott est une première en RDC, habituée chaque année au cérémoniel gouvernemental.

Au Sénégal, des milliers de manifestants se sont réunis dans les rues de Dakar pour exiger des réponses du gouvernement quant aux promesses formulées en 2025 dans le « pacte national de stabilité ». La rue reste mobilisée dans un contexte particulièrement tendu, après la défaite sanglante du despote Macky Sall, qui avait coûté la vie à 65 personnes, et les mouvements sociaux successifs suivant l’élection du président Bassirou Diomaye Faye, principalement étudiants depuis la fin 2025. Les syndicats et organisations de travailleurs dénoncent l’inertie du gouvernement sur les réformes post-Macky Sall promises, incluant des revendications économiques, mais aussi la justice et des réparations pour les victimes de la répression politique du président précédent. Même phénomène en Tunisie, où le caractère contestataire de la journée internationale des prolétaires en lutte a été respecté par des milliers de manifestants, principalement sous la direction de l’Union Générale des Travailleurs Tunisiens.

Plusieurs gouvernements africaines ont préféré tout bonnement interdire le 1er mai. Au Mali, le gouvernement, non content d’avoir préalablement interdit les partis politiques l’année dernière, a interdit la mobilisation du 1er mai pour des raisons sécuritaires, à la suite de l’attaque conjointe du JNIM et du FLA le 25 avril sur plusieurs grandes agglomérations maliennes. La situation est la même au Burkina Faso, où le gouvernement a interdit la marche syndicale de remise des doléances au Ministre en charge de la Fonction publique, du Travail et de la Protection sociale et a fortement contraint la marche de manœuvre de mobilisation des syndicats.


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