pc 25 aprile - Perchè: Ora e sempre Resistenza, Antifascismo oggi più che mai
Oggi in tutta Italia vi saranno cortei, manifestazioni per il 25
aprile. Si può dire che non ci sarà città, grandi o piccole, spesso
anche paesi della provincia, in cui non si scenderà in piazza o non si
farà un'iniziativa.
Per questa nostra importante giornata della
resistenza antifascista e antinazista. Da tante parti si leveranno le
voci per dire: Ora è sempre resistenza! Antifascismo ieri come oggi! E
oggi resistenza vuol dire no alle guerre imperialiste, no al riarmo, no
al governo Meloni fascista. Solidarietà con la Palestina e con tutti i
popoli, dal Libano all'Iran, che lottano contro genocidi massacri, per
la liberazione.
Oggi è anche visibilmente chiaro lo scontro
generale nel nostro paese. Da un lato giovani, donne, lavoratori, tutti
gli antifascisti scenderanno in piazza. Dall'altro, proprio il 25
aprile, il governo Meloni ha varato in fretta e furia il nuovo decreto
sicurezza, che ha un'impronta chiaramente repressiva proprio verso le
manifestazioni e i migranti, frutto di una politica e un'ideologia che è
fascista, razzista.
Proprio il 25 aprile, Meloni, Salvini,
Piantedosi, vogliono mettere in atto, per esempio, il fermo preventivo
per impedire che vadano alle manifestazioni i cosiddetti “pericolosi”,
“sovversivi”, come ai tempi del fascismo. Insieme ad un'ulteriore via
libera alle forze di polizia che possono così commettere ancora più
reati contro chi manifesta senza temere punizioni. Nello stesso tempo,
con un aperto razzismo verso i migranti, il governo vorrebbe varare una
norma per gli avvocati che si può chiamare “istigazione a delinquere”,
perché gli avvocati non devono impegnarsi a difendere i diritti
umanitari, internazionali dei migranti, ma piuttosto a cacciarli per
avere la “tangente” dal governo di 615 euro.
E questo avviene
mentre via via vengono fuori sempre più aumento di armi, soldati, soldi
per la guerra dei mostri, per la guerra dell'imperialismo in crisi, a
partire dall'imperialismo americano di Trump, ma che proprio perché in
crisi è ancora più ferocemente aggressivo. Questo avviene mentre va
avanti da parte del nostro governo la pervicace complicità nel genocidio
a Gaza, che continua in maniera sempre più barbara, disumana, facendo
ammalare, morire i bambini per i topi, le zecche, per le mancanze di
cura, per la fame, per le intemperie.
Ma la Meloni, Salvini, Piantedosi, ecc. hanno scelto proprio il 25 aprile per fare questo; lo hanno
scelto per
attaccare ancora di più la Costituzione antifascista, e quindi dare un
altro segnale di una strada che va inevitabilmente verso un moderno
fascismo esplicito, dichiarato, ufficiale.
Al di là dei
provvedimenti osceni appunto in violazione di ogni norma costituzionale
di civiltà, ciò che caratterizza Meloni e la sua cloaca di corrotti,
reazionari, stupidi, subumani ministri, sottosegretari e varia
sotospecie che sta intorno al governo è proprio l'humus fascista che
accompagna le azioni criminali, da parte di una che ora è servetta di
Trump, ora cerca disperatamente con squallide figuracce il suo posto tra
i governi imperialisti europei. Ora si abbraccia con Trump, ora fa le
foto con gli abbracci a Macron fino a ieri in lite.
E sarà così
anche per il primo maggio, in cui il governo vuole varare un altro
decreto per il “lavoro”, mentre scarica sui lavoratori e le masse
popolari le conseguenze delle guerre, gli aumenti della benzina, delle
bollette, dei generi alimentari, e prepara un'economia di guerra che per
i padroni, in particolare le industrie belliche, significano profitti
su profitti, per i proletari invece tagli ai salari, miseria. Ma di
questo parleremo nei prossimi giorni.
Quello che vogliamo
sottolineare è che non è un caso, ma interno appunto a una logica
bastarda, fascista, che il governo Meloni aspetta queste giornate
importanti, anniversari dei proletari, dei lavoratori, delle masse
popolari italiane per fare i suoi decreti.
Ma la resistenza antifascista ci ha insegnato molto come lottare contro il fascismo.
Per
questo il 25 aprile non è solo una celebrazione, anche se in questa
giornata è importante pure la celebrazione di una vittoria della
resistenza antifascista. Ma non può essere solo questo, ma per dire
forte e convinti, ora e sempre resistenza.
L'esperienza dei
movimenti di lotta nel nostro paese, di questi ultimi anni, di questi
mesi, dimostrano che i più importanti movimenti di protesta,
manifestazioni grandi, pensiamo alla manifestazione di più di un milione
di persone per la Palestina, che ci fu a Roma, ma le tante contro la
guerra, gli armamenti, la repressione; ecco, questi movimenti, queste
manifestazioni si sono sviluppate contro gli attacchi politici,
antidemocratici, anticostituzionali. Ma pensiamo anche alla vittoria del
No al referendum, una partecipazione che veramente dimostra come le
persone, i giovani, le donne, i lavoratori guardino alla sostanza non
tanto alla lettera del provvedimento, ma alla sostanza, che vuole
togliere gli ultimi diritti democratici, vuole una società, una
giustizia, istituzioni sotto il diretto controllo del governo, dei
padroni.
Abbiamo detto che la Resistenza antifascista e
antinazista ci ha insegnato molto e allora il 25 aprile è importante
anche per riflettere su queste lezioni, per guardare alto e non solo
alla quotidianità, per parlare della nostra resistenza antifascista
legata oggi più che mai alla resistenza dei popoli, dalla Palestina,
alla Cisgiordania, all'Iran, al Libano, eccetera, eccetera. Ogni popolo fa la sua resistenza e trova la sua strada per vincere.
Le
forze che organizzano la resistenza hanno sempre da insegnare agli
altri popoli le proprie esperienze, sia positive a volte anche negative.
Il popolo palestinese ha una lunga storia gloriosa di resistenza, di
lotta, di liberazione contro lo Stato nazisionista di Israele e contro
l'imperialismo. Dall'Intifada e poi nei recenti anni che mostrano che
occorrono purtroppo non solo le pietre, ma serve la lotta armata per
difendersi dal genocidio, dall'orrore nazisionista. E il 7 ottobre è
stata anche la visibilità di questa strada necessaria.
Anche la
nostra Resistenza antifascista, antinazista, fatta in piena guerra
mondiale, ha da insegnare oggi la sua grandiosa storia agli altri
popoli.
In Italia, almeno allora, la resistenza vinse. Certo,
dopo è stata infangata, è stata schiacciata, volutamente si cerca di far
dimenticare le lezioni proprio di lotta armata, le lezioni di una
resistenza vasta di popolo, di guerra di popolo. Però allora vinse.
E allora c'era il Partito Comunista a dirigerla. Certo,
vi erano tante altre organizzazioni, formazioni partigiane, però
nessuno può negare che senza la direzione del Partito Comunista di
allora, non è affatto detto che la resistenza sarebbe riuscita a
liberarsi dai fascisti e nazisti e a dare un contributo alla lotta degli
altri proletari, popoli e paesi, in particolare in Europa.
Noi oggi dobbiamo fare una nuova resistenza.
E anche noi, prendendo lezioni dalla nostra resistenza, dobbiamo unirci
e lavorare soprattutto oggi, in questa fase, per costruire il Partito
Comunista dei proletari dell'oggi.
Come allora, i partigiani non è
che nacquero da soli, spontaneamente, ma la volontà di liberazione, di
odio contro i nazisti e fascisti di tantissimi operai, giovani, donne,
trovò soprattutto nel Partito Comunista la via per organizzarsi e fare
la lotta armata partigiana. Un Partito Comunista che prima degli anni
della resistenza, dal ‘21, aveva fatto un lungo e grande lavoro per
togliere dal fascismo la presa che aveva, su parte, gran parte nei primi
anni, delle masse popolari. Il Partito Comunista fece un grande lavoro
per organizzare le fabbriche che, negli anni della resistenza, nel ‘43 e
negli altri due anni successivi, ebbero un ruolo centrale nelle città
nella vittoria contro il fascismo e contro il nazismo.
Questa è
una lezione importante per oggi. Chi non coglie dalla resistenza, dalla
lotta antifascista e antinazista, questa importante lezione vuol dire,
appunto, che siamo solo alla celebrazione, per tornare il giorno dopo al
“movimento per il movimento” senza costruire l'organizzazione che può
portare questi importanti movimenti che ci sono oggi a una effettiva
lotta di resistenza, lotta rivoluzionaria.
Come non vedere che
oggi il lavoro che si fece nelle fabbriche è ancora più importante oggi,
tra gli operai, in cui ci sono grandi problemi, grandi difficoltà,
debolezze, frutto di tantissimi anni di sfruttamento, di oppressione, di
cancellazione di diritti, di organizzazioni sindacali sempre più
collaborazioniste che non difendono neanche la quotidianità e i diritti
elementari dei lavoratori?
Quindi ci vuole un nuovo partito degli
operai, dei proletari, che è un partito comunista adeguato all'oggi,
perché nelle fabbriche, nelle scuole/università, nei quartieri proletari
si riprenda una mobilitazione che abbia un chiaro scopo, la resistenza,
la rivoluzione proletaria. Quindi, anche oggi, dobbiamo unirci e fare
questo lavoro.
La volontà di rispondere, farla finita con
genocidi, guerre imperialisti, massacri e con la guerra interna
dell'Italia che sforna decreti sicurezza, carcere, attacco ai diritti
democratici, alle libertà, alla Costituzione e poi conseguenze
economiche di peggioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro,
oggi insieme alla continuità e all'ancora più sviluppo, più intensità
di lotte, scioperi, manifestazioni, pone la necessità, urgenza di
lavorare per l'unità delle compagne, dei compagni più attivi, dei
rivoluzionari, delle forze antifasciste, anticapitaliste,
antimperialiste, per costruire l'organizzazione necessaria oggi, il
partito comunista di tipo nuovo; per organizzare il fronte antifascista,
antimperialista, antirazzista, contro la repressione; per organizzare
la forza di combattimento.
Viva il 25 aprile! Facciamo appello a tutti/tutte in ogni città, in ogni luogo a partecipare, a non stare a casa.
Invadiamo
le strade, portiamo le bandiere rosse, gridiamo da un lato la nostra
gioia di avere avuto una resistenza vincente contro il fascismo e il
nazismo, dall'altro che oggi occorre essere sempre più antifascisti.
Questo
appello lo rivolgiamo in particolare agli operai e ai lavoratori, alle
lavoratrici, perché oggi, più che mai, bisogna alzare la testa, bisogna
guardare a quello che succede ai nostri fratelli, sorelle negli altri
paesi, che vengono ammazzate in una maniera sempre più orribile; e
sostenere i nostri fratelli e sorelle, vuol dire fare nel nostro paese,
contro i nostri fascisti, la nostra parte.
The
Prosfygika neighborhood on Alexandras Avenue in the center of Athens is
under attack by the state and capital in the name of so-called
“upgrading” (gentrification). The Attica regional administration has
launched an alleged “renovation project” worth 15 million euros using EU
funds – in reality, a comprehensive attack on the neighborhood. The aim
is not the renovation of the buildings, but the displacement of over
400 residents in order to transform the area into a profit zone for
capital. The fact that residents are described in official documents as
“ongoing obstacles” clearly shows: this is a political eviction attack
against refugees, workers, and activists.
In
response to these attacks, the Prosfygika community has organized
resistance. Resident Aristotelis Chantzis began a hunger strike on
February 5, 2026, in protest against the eviction plans and state
coercion. Today, on the 76th day of his resistance, his health condition
is increasingly deteriorating. Nevertheless, he firmly maintains his
demands: withdrawal of the project, recognition of the residents’ right
to remain in their homes, and no prosecutions. His protest is not only a
struggle for housing, but the defense of a collective way of life built
over many years.
Prosfygika
is a concrete example of communal life under the conditions of the
capitalist system. With its own bread production in the Berkin Elvan
bakery, a women’s assembly against patriarchal violence, a children’s
structure for a collective future, and a health structure for the
uninsured, this neighborhood represents a real alternative. That
Prosfygika has driven drug-related criminal structures out of the
neighborhood through its own self-defense demonstrates the population’s
capacity for self-organization – and makes it a target for those in
power.
As
the Confederation of Workers from Turkey in Europe (ATİK), we stand
behind this resistance in the heart of Athens. The attack on Prosfygika
is not a local project, but part of imperialist-capitalist policy that
regards refugees as “obstacles” and criminalizes alternative forms of
life. The hunger strike of Aristotelis Chantzis is a determined act of
resistance against these attacks.
We
see it as an internationalist duty to support this struggle. The Greek
state and the Attica regional administration must immediately stop the
project, recognize the residents’ demand of “zero evictions,” and secure
the status of the neighborhood. The Greek government bears
responsibility for the life of Aristotelis and all those resisting.
As
ATİK, we call on all democratic, anti-fascist, and progressive forces
in Europe to strengthen this resistance internationally and make it
visible through actions.
Long live international solidarity!
Prosfygika is not alone – resistance will win!
The demands of Aristotelis Chantzis must be fulfilled!
Celebrate the Fiftieth Anniversary of Naxalbari Armed AGRARIAN Revolutionary UPSURGE in all the rural areas with revolutionary enthusiasm and inspiration!
THE PATH OF Naxalbari is the only path for the liberation of the oppressed masses of india!
Let us raze imperialism and feudalism to ashes in the fire of the
People’s War created by Naxalbari! Let us make success the new democratic revolution!
Dear Comrades, Friends! Like a spark becoming a flame the Armed Agrarian Revolutionary struggle of Naxalbari area of Siliguri Sub-Division in Darjeeling district in Bengal directed the path of Indian Revolution. Since then Naxalbari came to be known not as a mere village but as a symbol of a political path. The Naxalbari Armed Rebellion will complete fifty years on 23rd May, 2017. With the inspiration from the Great Debate against the modern revisionism of Khrushchev and the Great Proletarian Cultural Revolution in the leadership of the Communist Party of China led by Comrade Mao, a large number of Maoist revolutionaries including first rank leaders like Comrade Charu Mazumdar and Comrade Kanhai Chatterjee jumped into the arena. Since 1967 March the poor peasantry started rebelling against the landlords and the money lenders and seized their lands. As per the then leader of CPM and the Home Minister in the State government Jyoti Basu’s directions, the government armed police forces made an attack on the peasantry on the 23rd of May in village Naxalbari. In the armed conflict one policeman died. On the 25th the police made indiscriminate firing on the people in the village Prasadjote in which eleven persons including eight women and two children laid down their lives. The Peking Radio described the Naxalbari rebellion as ‘Spring Thunder’. Within no time the spark of Naxalbari spread across the country to Srikakulam (Andhra Pradesh), Mushahari (Bihar), Lakhimpur-Kheri, Terai (Uttar Pradesh), Debra-Gopi Ballavpur, Birbhum, Sonarpur, Kanksa (Bengal), Punjab, Kerala, Tamilnadu, Odisha, Kashmir, Asom and Tripura. The Guerilla War of the armed peasantry against the Police, Para-Military forces and the Indian Army who came with the support of the landlords, terrorised the landlords and the imperialists. This revolutionary wave not only made an impact on the rural areas but also on the urban areas. There was large scale urban guerilla war in the capital city of Bengal, Kolkata in the leadership of the students and the youth. The great Naxalbari rebellion is the result of creative application of - Marxism-Leninism-Mao Thought, the path of Protracted People’s War of building People’s Army with the objective of making the New Democratic Revolution a success, seizing power area-wise through armed struggle, first liberating the rural areas and then finally encircling the towns and achieving country-wide success – to the specific conditions of India. This is a blow to the deep-rooted revisionism in Indian Revolution. This is an inseparable part of the World Socialist Revolution. It made a break with revisionism and with the guidance of Marxism-Leninism-Mao Thought stood as a great beginning for the formation of a Maoist Revolutionary Party, for a genuine political path, strategy, method of struggle and method of leadership. In a way this is a great turn and a qualitative leap in the history of Indian Revolution.
À l’occasion de la Journée internationale des prisonniers politiques,
les prisonniers basques Garikoitz Etxeberria, Jon Kepa Preciado, Patxi
Ruiz et Mikel Sansebastian ont publié une déclaration dénonçant la répression au niveau mondial, affirmant que « l’oppression et la brutalité sont parmi les principaux piliers de la survie du capital ». Dans leur texte, ils lient les différentes situations internationales de détention, évoquant la Palestine où « le sionisme torture des milliers de femmes, d’hommes et d’enfants dans ses prisons »,
mais aussi l’Irlande, la Turquie, l’Inde ou encore le Sahara
occidental, en soulignant des grèves de la faim, des détentions
prolongées et des violations des droits fondamentaux.
Ils citent également des cas emblématiques comme María José Baños
Andújar, détenue gravement malade dans l’Etat espagnol, Mumia Abu-Jamal,
détenu aux États-Unis depuis 1981, ainsi que d’autres prisonniers
politiques confrontés à de graves conditions de détention en Amérique
latine et ailleurs. Dans leur texte, ils dénoncent une violence
carcérale largement invisibilisée, affirmant que « nous ne verrons jamais la violence structurelle des prisons dans les médias »,
et accusent les États se revendiquant démocratiques de maintenir des
systèmes répressifs. Malgré la diversité des contextes, ils affirment
partager une même lutte, déclarant « nous maintenons ce que nous proclamions dans la rue », tout en poursuivant leur engagement en prison et en appelant à une « amnistie totale » ainsi qu’à la solidarité internationale avec tous les prisonniers politiques.
And those children will wait for their hero father
I do not know we sold our homeland
But I saw who paid the price.
Palestine’s national poet Mahmoud Darwish in these
lines expressed in the most soaring and stark ways the realities and
injustice of dispossession, rootlessness of refugees and the ache of
belonging to one’s land. Words are often the only weapon available to
fight back, finding the power to shape perception. In terms of
perception, Trump seemed to have suffered at home because of the war
while Netanyahu seems to have bolstered his strongman image at home.
Several surveys in both these countries indicate this. Some in US are
even demanding Trump’s impeachment. The only way out for him is a deal
with Iran that helps fill the US’s coffers. The US will go for mid-term
poll in September and Israel will hold elections in October this year.
Can the two leaders be capable of offering an honest answer?
War is often narrated through maps, missiles and men
in power. It is framed as strategy, deterrence or survival- especially
in a volatile axis involving the US, Israel and Iran. Yet, as Darwish
reminds us, the true ledger of war is not written in treaties but in
absence: the empty chair at dinner, the unanswered call, the long wait
that never ends.