Tuesday, September 11, 2012

India - from italy to hamburg 24 november


Nella “più grande democrazia del mondo”, avanza la rivoluzione degli oppressi!


Con una popolazione di un miliardo e duecento milioni di abitanti, l’India è il secondo paese al mondo per popolazione. Una popolazione di cui la maggioranza vive con circa 50 centesimi al giorno e le grandi ricchezze sono concentrate in pochi uomini nell’ordine della decina di unità con uno squilibrio di distribuzione della ricchezza che dall’indipendenza ad oggi continua ad aumentare. In questo contesto il più grande partito rivoluzionario del mondo guida una grande “guerra di popolo” per mettere fine a questa barbarie che si traduce in continui morti per fame, suicidi e uccisioni da parte di polizia ed esercito contro chi si ribella.
I numeri dovrebbero far riflettere: su 28 stati federati e 600 distretti totali del paese, la rivoluzione maoista si sviluppa in 16 stati e all’interno di questi in quasi 200 distretti. Il Partito Comunista dell’India (maoista), forte di milioni di iscritti, dirige diverse organizzazioni legali e illegali come sindacati, gruppi studenteschi, organizzazioni delle donne, gruppi a difesa della terra e  contro la repressione ecc ecc, ognuno di questi con centinaia di migliaia di membri. La nota scrittrice progressista Arundathy Roy ha dichiarato recentemente che l’organizzazione maoista delle donne è la più grande in assoluto nel paese ma essendo illegale le sue iscritte sono considerate tutte terroriste.
L’EGPL forte di 30.000 effettivi coadiuvato da una milizia popolare nei villaggi delle zone liberate tiene testa alle forze paramilitari governative di circa il doppio degli effettivi (per intenderci lo stesso numero di forze occupanti in Afghanistan) che dal 2009 con l’inizio dell’Operazione Green Hunt tenta di “sradicare la minaccia maoista” parole del primo ministro Singh.
Ma come hanno fatto i maoisti a diventare “il principale pericolo interno” di una grande potenza regionale qual è lo stato indiano?
Il movimento maoista ha radici che risalgono al 1967 dove in seguito alla rottura cino-sovietica a seguito del revisionismo imperante nel PCUS diretto da Krusciov, in India la fazione rivoluzionaria diede vita in quell’anno alla rivolta di Naxalbari fianco a fianco con contadini senza terra che occuparono quelle dei latifondisti. La rivolta venne repressa nel sangue da forze governative con l’attiva collaborazione del Partito Comunista dell’India (marxista), il leader rivoluzionario e ideologo maoista Charu Muzumdar morì nelle carceri indiane a seguito delle torture…
Da allora il movimento rivoluzionario si è sviluppato tra alti e bassi, scissioni e nascite di nuovi gruppi molti dei quali armati e alcuni di essi conducenti guerre popolari. La svolta avviene nel 2004 quando i due tronconi principali del movimento maoista indiano, il Centro Comunista Maoista e il Partito Comunista dell’India marxista-leninista (Guerra Popolare) si fondono contemporaneamente alle loro formazioni guerrigliere dando vita al PCI (m) e all’EGPL.
La borghesia ha battezzato la zona di operazione della Guerra Popolare “Corridoio Rosso” quello che i compagni invece definiscono Zona Rivoluzionaria Compatta ovvero una zona che dai confini del Nepal, tocca il Bangladesh spingendosi nella parte meridionale della penisola indiana fino al Tamil Nadu (lo stato all’estremità meridionale del paese); ultimamente il movimento rivoluzionario si sta espandendo nel nord-est verso il confine con Cina e Myanmar e verso sud negli stati di Kerala,Karnataka e Tamil Nadu.
In sostanza un’area abitata da 500 milioni di persone, all’interno della quale vi sono zone liberate, rette da governi popolari con istituzioni parallele in cui vivono 60 milioni di persone, come se un paese dalle dimensioni dell’Italia fosse organizzato in senso rivoluzionario e retto da un potere popolare.
La fonte “non sospetta”, in quanto non comunista, rappresentata da Arundathy Roy fa notare che il corridoio rosso corrisponde grosso modo ai territori in cui vi sono ricche riserve minerarie che la borghesia compradora indiana ha svenduto con accordi a multinazionali istituendo le cosiddette Zone Economiche Speciali, vasti territori in cui gli eserciti privati delle multinazionali fanno il bello e il cattivo tempo. Poco importa se quest’ultime per potersi accaparrare il bottino devono sradicare centinaia di migliaia di persone, villaggi e tribù che spesso oppongono resistenza e nonostante siano in teoria cittadini della “più grande democrazia del mondo” vengono uccisi impunemente da vigilantes (con la consapevolezza di restare impuniti) e forze armate ufficiali.
Ma la storia recente di queste terre è anche venata da eroismo, riscatto e resistenza.
La propaganda borghese che spesso getta fumo negli occhi e descrive le popolazioni locali come neutrali e “in mezzo tra due fuochi” (in questo caso maoisti e governo) non è convincente.
Non si spiegherebbe come un esercito guerrigliero riesca a tenere testa e infliggere duri colpi alle forze paramilitari indiane di gran lunga meglio equipaggiate senza un reale supporto popolare. Sempre Arundhaty Roy ci dice che oggi “distinguere maoisti e tribali in quelle zone è impossibile, i maoisti sono tribali e i tribali sono maoisti”. Per completare il quadro, recentemente la stampa borghese indiana ha lanciato l’allarme circa il diffondersi del movimento maoista anche nelle zone urbane della capitale, Nuova Delhi,  in 7 zone su 9  in cui è suddivisa la città e in due settori sociali principalmente: la classe operaia e gli intellettuali (studenti, docenti, intellighenzia in generale).
Questo fenomeno avviene anche in altre grandi città del paese ed è confermato dai sospetti che dietro le ultime rivolte operaie molto radicali ci siano i maoisti. Ultimo caso è quello della Maruti Suzuki in cui a seguito di violenze sui lavoratori, minacce e licenziamenti ingiustificati, due dirigenti sono stati linciati dagli operai inferociti. La seguente repressione ha visto il massimo supporto agli operai da parte della popolazione locale organizzata in comitati e  la prosecuzione di scioperi. Inoltre anche nell’immaginario popolare e soprattutto urbano (lontano migliaia di chilometri dalle zone del conflitto) avanza la conoscenza del movimento rivoluzionario anche tramite film sul grande schermo prodotti da Bollywood con cast pescati tra i migliori attori dell’industria cinematografica indiana, negli ultimi due anni ne sono usciti due creando “scalpore” e dibattiti di ampio respiro.
Quest’ultima notizia unita a quelle ricordate sopra, tra cui la continua espansione sul territorio dell’Unione Indiana del movimento rivoluzionario, sembrano contraddire l’ottimismo del primo ministro Singh che nel 2009 dichiarava che nel giro pochi anni la minaccia sarebbe stata sradicata. Ed effettivamente la borghesia indiana ha fatto male i suoi calcoli anche se non sono tutte rose e fiori…
Infatti anche se sotto la guida del PCI (m) il popolo rivoluzionario ed il suo esercito popolare hanno prima respinto l’operazione Salwa Judum (utilizzo di civili mercenari armati che prima di essere sconfitti hanno trasferito forzatamente interi villaggi in campi di concentramento pensando così di prosciugare “il mare in cui nuotano i maoisti” ovvero il popolo) e successivamente resistito alla più vasta operazione genocida Green Hunt (una vera e propria occupazione militare interna), nella seconda fase della stessa tutt’ora in corso, il governo non riuscendo ad espugnare le zone rivoluzionarie ha preso la via degli omicidi mirati. I consiglieri militari USA e del Mossad israeliano “esperti” in questo hanno impartito lezioni ai loro omologhi indiani.
Dal 2010 ad oggi importanti leader rivoluzionari tra i più alti ranghi del partito sono stati brutalmente assassinati, per citarne due Azad (ex portavoce del partito, organizzatore in molti campi politico-militare) e Kishenji (numero due del partito, ideologo e stratega militare), leader amati dalle masse (in migliaia hanno trasformato i funerali in vere e proprie manifestazioni anti-governative) per il loro impegno lungo decenni per la causa rivoluzionaria al servizio del popolo.
Queste perdite hanno oggettivamente indebolito il partito a livello organizzativo politico-militare.
Ci vorrà del tempo perché le capacità dei compagni di alta qualità caduti sotto il fuoco nemico possano essere rimpiazzati da altrettanti leader rivoluzionari.
Nella congiuntura attuale in cui la più grande rivoluzione in corso del mondo resiste agli attacchi dell’imperialismo e dei suoi lacchè è quanto mai necessario dare sostegno rivoluzionario alla causa del proletariato e delle masse popolari indiane che se un giorno risulteranno vittoriose ciò rappresenterà una vittoria per tutti i popoli del mondo ed un significativo cambio degli rapporti di forza mondiali in cui un nuovo paese socialista di queste dimensioni (il primo dalla caduta della Cina socialista nel 1976) sarebbe fonte di speranza e riscossa per chi lotta nei 5 continenti così come lo fu la nascita dell’URSS e della Cina socialista.
Concretamente dall’inizio dell’operazione Green Hunt molti gruppi, partiti e organizzazioni hanno solidarizzato con la GP in India sia individualmente che collettivamente e denunciato la brutalità dello stato indiano che sta perpetuando un vero e proprio genocidio contro il suo stesso popolo. In particolare il Comitato di sostegno alla Guerra Popolare in India (di cui questo blog è voce della sezione italiana) all’inizio di quest’anno ha lanciato una settimana di mobilitazione internazionale dal 14 al 22 Gennaio che ha visto iniziative nei 5 continenti in almeno 20 paesi. Una così larga mobilitazione è stata percepita come un pericolo dalla borghesia indiana e dall’imperialismo in generale, in India dai telegiornali alla carta stampata si denunciava l’appoggio internazionale ai “terroristi maoisti”, ciò è un segnale incoraggiante bisogna battere su questa strada.
Per questo è necessario che tutti i sinceri rivoluzionari, anti-imperialisti e democratici sostengano, propagandino e partecipino alla CONFERENZA INTERNAZIONALE A SOSTEGNO DELLA GUERRA POPOLARE IN INDIA che si terrà il prossimo 24 Novembre ad Amburgo.
Lo svolgimento della conferenza a cui parteciperanno delegazioni provenienti da differenti paesi del mondo avrà ricadute dirette sulle prossime mobilitazioni in solidarietà alla più grande rivoluzione attualmente in corso nel pianeta.
Per partecipare alla conferenza contattare gli organizzatori:
Comitato di Sostegno alla Guerra Popolare in India: cgpindia@gmail.com
Lega Anti-imperialista : indien_hh@yahoo.de

Saturday, September 8, 2012

Canada - Rejetons l’éteignoir électoral! Organisons-nous pour renverser la bourgeoisie et son État!




Au moment de mettre sous presse, les cours étaient sur le point de reprendre au Québec dans la totalité des 14 cégeps qui étaient encore en grève au moment où le gouvernement Charest a adopté son infâme loi spéciale à la fin mai. Quelques dizaines de milliers d’étudiantes et d’étudiants sont techniquement encore en grève dans un certain nombre de facultés universitaires, mais on saura dans quelques jours, au moment où la reprise des cours est prévue selon le calendrier établi en vertu du projet de loi 78 (désormais la loi 12), si la grève tiendra le coup.

Contrairement à ce que plusieurs ont cru à première vue lorsque les libéraux l’ont déposé, le projet de loi 78 ne visait pas tant à interdire les manifestations de rues qu’à créer une situation où la poursuite de la grève allait s’avérer incertaine. Les manifestations se sont d’ailleurs poursuivies avec force, la plupart dans l’illégalité et personne, à ce que l’on sache, n’a encore été poursuivi en vertu des nouvelles dispositions limitant le droit de manifester. En suspendant la session en cours dans les institutions en grève alors qu’il planifiait déjà le déclenchement des élections, le gouvernement a cru que cela suffirait à disperser le mouvement – ce en quoi il aura finalement eu raison.
Il est difficile de départager quels ont été les principaux facteurs expliquant la décision des étudiantes et étudiants de mettre fin à la grève dans les diverses assemblées générales qui ont eu lieu: entre les menaces d’annulation de la session d’hiver, les pressions sociales, voire familiales qui pesaient sur elles et eux, la mobilisation des opposants à la grève par les administrations locales, les illusions électorales, le sentiment d’avoir «déjà gagné»… Pour que le mouvement se poursuive à la mi-août, il eut fallu une préparation et une mobilisation de tous les instants durant ces deux mois et demi pendant lesquels les sessions ont été suspendues. Or, c’est précisément là-dessus que le mouvement a trébuché.
Dès que la perspective d’une élection générale s’est concrétisée, les deux grandes fédérations étudiantes inféodées au PQ et à l’appareil d’État, la FECQ et la FEUQ, ont repris leurs bonnes vieilles habitudes, qu’elles avaient été obligées de mettre de côté avec le déclenchement du puissant mouvement de grève qu’elles n’ont par ailleurs jamais souhaité ni organisé.
De l’annonce de la candidature de l’ex-président de la FECQ Léo Bureau-Blouin, passé au Parti québécois en deux temps, trois mouvements, aux déclarations de sa successeure Éliane Laberge, qui a affirmé sans gêne que la grève n’est peut-être pas le meilleur moyen de faire valoir les revendications étudiantes, et à celles de la présidente de la FEUQ, Martine Desjardins, regrettant tout à coup avoir été «trop dure» à l’endroit de l’ex-ministre de l’Éducation Line Beauchamp, les fédérations auront lourdement contribué à semer la confusion parmi les étudiantes et étudiants.
Quant à la CLASSE, à qui il faut reconnaître l’immense mérite d’avoir non seulement initié le mouvement de grève, mais de lui avoir donné et redonné du souffle à de nombreuses reprises, sa responsabilité est néanmoins engagée. La coalition a choisi de se lancer dans une grande tournée d’éducation populaire au cours de la période estivale, en tenant pour acquis que le mouvement sur la base duquel elle souhaitait initier une grande lutte sociale allait se poursuivre par lui-même.
Pendant de longues semaines, ses porte-parole se sont retranchéEs derrière l’idée que «c’est aux étudiantes et étudiants de décider» pour refuser d’appeler publiquement à la poursuite de la grève. Il a fallu attendre le dimanche 12 août, alors que le mouvement de retour en classe était déjà amorcé, pour que la CLASSE appelle enfin – quoique trop tard – à la poursuite de la grève. Il n’est pas dit que si elle l’avait fait dès le mois de juin, le résultat eut été totalement différent ; mais il reste que le capital de sympathie et «l’autorité politique» qu’elle a gagnée à la faveur du conflit auraient certes pesé dans la balance.
Cela dit, il semble qu’en règle générale, les étudiantes et étudiants qui sont rentréEs en classe ne l’ont pas fait la tête basse ; et personne (pas même Jean Charest!) n’oserait affirmer que la fin de la grève signifie un appui à la hausse des frais de scolarité et aux politiques du gouvernement libéral. L’effritement, voire la fin de la grève n’efface pas ce qui a été accompli: la grande année rouge des étudiantes et étudiants du Québec n’a pas fini de laisser des traces.
Des dizaines de milliers d’étudiantes et d’étudiants sont devenuEs des militantes et militants et ont confronté avec succès un appareil d’État au service de la classe dominante, dont toutes les forces (police, «justice», parlement, idéologie) ont été déployées contre le mouvement de grève. Des centaines de milliers de prolétaires et de gens du peuple les ont appuyéEs et ont été inspiréEs par leur juste combat contre la hausse des frais de scolarité et pour le droit à l’éducation. Dans un contexte de crise dont la bourgeoisie tente de rejeter le fardeau sur le dos des masses prolétariennes et populaires, ce n’est pas rien et cela ouvre la porte à une belle et grande période de résistance.
Ceux et celles qui ont souhaité que le mouvement progresse de façon linéaire jusqu’à ce qu’une sorte de grand soulèvement (la «grève sociale») fasse chuter le gouvernement bourgeois ont vraisemblablement mal saisi la complexité de la situation. La grève étudiante et le mouvement qu’elle a généré trouveront leur accomplissement dans l’élaboration de nouvelles perspectives de lutte et de nouvelles formes et modes d’organisation, en rupture avec ceux qui sont autorisés et privilégiés dans le cadre de la société bourgeoise.
L’imprévisibilité du résultat des élections du 4 septembre témoigne à sa manière de la profondeur du mouvement des derniers mois et de la crise politique qu’il a provoquée. Après trois mandats, le Parti libéral semble avoir épuisé le capital politique dont il disposait pour diriger l’État québécois au profit de la grande bourgeoisie. Celle-ci semble par ailleurs incapable de s’entendre sur une «alternative» crédible, qui soit en mesure de faire le job qu’elle s’attend de son «comité exécutif» tout en préservant la paix sociale nécessaire à la bonne marche de ses affaires. L’élection probable d’un gouvernement minoritaire laisse entrevoir un approfondissement de cette crise.
Le débat qui fait actuellement rage sur la participation électorale, qui voit bon nombre de militantes et militants – y compris au sein de la CLASSE – privilégier la voie des urnes à celle de la rue et enfourcher le discours culpabilisant de la grande bourgeoisie, qui implore les masses populaires à faire leur «devoir de citoyen» et à participer au cirque électoral, sépare les camps et rend les choses plus claires.
Dans ce débat, les communistes révolutionnaires appellent à boycotter les élections et à s’organiser, non pas pour revivifier la fausse démocratie de la bourgeoisie, mais pour créer le mouvement qui détruira toutes ces vieilles institutions qui fondent le pouvoir de cette minorité!

Peru - Towards 20 anniversary Gonzalo'speech - a text of 1997

¡VIVA EL DISCURSO DEL PRESIDENTE GONZALO!




                                                                                           ¡Proletarios de todos los países, uníos!



¡EL DISCURSO DEL PRESIDENTE GONZALO RESPLANDECE VICTORIOSO Y PUJANTE ANTE EL MUNDO!

                                          (Publicado en Sol Rojo en septiembre de 1997)





"Nosotros estamos aquí, en estas circunstancias. Unos piensan que es una gran derrota, ¡sueñan! Les decimos: ¡sigan soñando!. Es simplemente un recodo, ¡nada más! Un recodo en el camino. El camino es largo y a eso llegaremos nosotros y ¡triunfaremos! ¡Uds lo veran!"

                                Discurso del Presidente Gonzalo, 24 de setiembre de 1992.





Cinco años después de su pronunciamiento, el magistral Discurso del Presidente Gonzalo sigue resplandeciendo victorioso y pujante ante el mundo y se confirma, una vez más, su plena validez y justeza. El llamamiento hecho por el Presidente Gonzalo al Partido Comunista del Perú,a los combatientes del Ejército Popular de Liberación y al pueblo peruano a tenzar toda las fuerzas no solo ha sido respondido al unísono sino con creces. Hoy podemos comprobar sin lugar a dudas que los acuerdos del III Pleno, dirigido personalmente por el Presidente Gonzalo, viene siendo aplicado muy exitosamente, acuerdos tales como el IV Plan Estratégico de Desarrollo de la Guerra Popular y el VI Plan militar para Construir la Conquista del Poder y eso va ha proseguir que no le quepe la menor duda a nadie.



Queremos tambien aprovechar la oportunidad para hacer llegar nuestro más ferviente saludo y reconocimiento al heróico combatiente el Partido Comunista del Perú y a todo su sistema de dirección, que viene dirigiendo más de 17 años de victoriosa y pujante guerra popular que marcha incontenible a la Conquista del Poder en Todo el País.



PRESIDENTE GONZALO: JEFE DEL PARTIDO Y LA REVOLUCION.

EL PRESIDENTE GONZALO Y EL PENSAMIENTO GONZALO ESTAN INDESLIGABLEMENTE UNIDOS.

"En su proceso de desarrollo toda revolución, por la lucha del proletariado como clase dirigente y, sobre todo, del Partido Comunista que enarbola sus irrenunciables intereses de clase, genera un grupo de jefes y principalmente uno que la representa y dirige, un jefe de autoridad y ascendiente reconocido; en nuestra realidad esto se ha concretado, por necesidad y casualidad histórica, en el Presidente Gonzalo, jefe del Partido y la revolución.



Pero, además, y éste es el fundamento de toda jefatura, las revoluciones generan un pensamiento que las guía, resultado de la aplicación de la verdad universal de la ideología del proletariado internacional a las condiciones concretas de cada revolución; pensamiento guía indispensable para alcanzar la victoria y conquistar el Poder y, más aún, para continuar la revolución y mantener el rumbo siempre hacia la única grandiosa meta, el Comunismo; pensamiento guía que, llegado a un salto cualitativo de decisiva importancia para el proceso revolucionario que dirige, se identifica con el nombre de quien lo plasmó teórica y prácticamente. En nuestra situación este fenómeno se especificó primero como pensamiento guía, luego como pensamiento guía del Presidente Gonzalo y, posteriormente, como Pensamiento Gonzalo: porque es el Presidente quien aplicando creadoramente el marxismo-leninismo-maoísmo a las condiciones concretas de la realidad peruana lo ha generado, dotando así al Partido y a la revolución de un arma indispensable que es garantía de triunfo". (Documentos Fundamentales, Partido Comunista del Perú, 1988)



Esto es lo que el PCP ha establecido sobre el Presidente Gonzalo y el pensamiento gonzalo. El Presidente Gonzalo es jefatura del Partido y de la revolución y su fundamento es el pensamiento gonzalo, un sólido fundamento. Y esta es la razón por la cual el Partido no dudó ni un segundo en establecer que las llamadas "cartas del acuerdo de paz", que le han sido imputadas, no eran nada más que una patraña montada por el imperialismo, el revisionismo y la reacción que pretendía infamar al Presidente Gonzalo para así proseguir con su premeditado, aleve y vesánico plan de aniquilarlo, una patraña contrarrevolucionaria más de las muchas que han venido y vienen montando como parte de su guerra psicológica dentro de su llamada "guerra de baja intensidad" con la vana pretención de aniquilar la guerra popular.



Pero ya en diciembre de 1992, en una Resolución pública del Comité Central, el Partido había alertado al heróico pueblo peruano a no dejarse confundir por las negras patrañas montadas periódica y sistemáticamente por el enemigo con la intención de encubrir la gravísima situación en que se encuentra el viejo Estado que no tiene salida, las humillantes derrotas sufridas por sus fuerzas armadas y genocidas a manos del Ejército Popular Lliberación y las agudas contradicciones, que hoy se atizan más y salen a flote, entre las dos facciones de la gran burguesía y que se reflejan claramente en sus podridas fuerzas armadas.

Una vez más el Partido afirmó pero no todos quisieron escuchar su voz. Entre los últimos algunos se tragaron la patraña mientras que otros se lanzaron a "investigar los diferentes aspectos involucrados" para luego terminar cuestionando al Presidente Gonzalo y su todopoderoso pensamiento señalando la existencia de "indicios" que dan lugar a pensar de que sea el Presidente Gonzalo quién está detrás de la patraña del acuerdo de paz



Para fundamentar esto presentan, entre otras cosas, ejemplos de "líderes" en la historia del Movimiento Comunista Internacional que despues de haber servido y contribuido durante años al MCI se han pasado al otro lado, a la contrarrevolución. Pero no permitamos que nadie nos tire tierra a los ojos. Veamos, primero: ahí se habla de líderes, el Presidente Gonzalo es jefatura sólidamente fundamentada en el pensamiento gonzalo y en la historia del MCI no hay Jefatura que se haya pasado a la contrarrevolución, ni Marx, ni Lenin y ni el Presidente Mao Tsetung lo hicieron; segundo: ¿qué dijo el gran Lenin sobre algunos de los referidos "líderes"?. Sobre Plejanov: "...en los años de 1905 a 1917, Plejanov se reveló como un semidoctrinario y un semifilisteo que en política marchaba a la zaga de la burguesía". Sobre Kautsky: se puede advertir "...cuando estudiamos la historia de la más reciente traición al marxismo cometida por Kautsky, una propensión sistemática al oportunismo ...". (El Estado y la Revolución de Lenin). Sobre el Presidente Gonzalo y su Todopoderoso Pensamiento ¿se puede decir lo mismo o algo similar? NO. Además es necesario recordar y sobre todo entender la tésis leninista sobre el problema de la relación masas-clases-Partido-jefes; que la revolución, el Partido, la clase, generan jefes; generan un grupo de jefes y especialmente uno que sobresale sobre los demás y que encabeza a los demás, así ha sido y es en cada revolución, esto responde al cumplimiento de leyes. Entonces cada cosa en su lugar. Jefatura es jefatura y nunca se debe permitir que nadie levante sus manos contra ella.





APLASTAR LA LOD REVISIONISTA Y CAPITULACIONISTA

El aplastamiento de la LOD revisionista y capitulacionista es uno de los objetivos del actual plan en aplicación: Superar el Recodo Desarrollando la Guerra Popular (parte del VI PM), y al igual que los otros cinco objetivos han sido cumplidos en lo fundamental y lo que queda es el remate. Esto sin lugar a dudas es desde ya una victoria más del Presidente Gonzalo, del Partido y del Pueblo Peruano. Pero es necesario ver algunas cuestiones importantes con respecto a la LOD revisionista y capitulacionista y su desarrollo.



El Partido ha señalado que la LOD es revisionista y capitulacionista, revisionista porque revisa específicamente el pensamiento gonzalo y capitulacionista porque abierta y descaradamente capitula ante el imperialismo y la reacción, ha tenido un desarrollo especial y este se puede dividir en tres partes: antes, durante y despues de la detención del Presidente Gonzalo. Antes: ya en el II Pleno algunos presentaron serios problemas que se expresaron, en síntesis, como fuerte oposición a sancionar que se había alcanzado el Equilibrio Estratégico diciendo que éste "había que construirlo", el Presidente Gonzalo magistralmente dirigió la lucha y finalmente se pudo sancionar que se había alcanzado el Equilibrio Estratégico, quedando los que se oponían "secos como palo de gallinero". Durante: es en la parte final del desarrollo del III Pleno que el Presidente Gonzalo es detenido y ya él había señalado la existencia de indicios de LOD y previó que la lucha iba ha ser antagónica, algunos de los involucrados estaban haciendo de las suyas e incluso habían alterado documentos partidarios. Es en esta parte del desarrollo de la LOD revisionista y capitulacionista que se estructura pero no dentro sinó fuera del Partido, en las cárceles, y esto debe quedar bien claro la LOD nunca ha estado en el Partido ni en ningún órgano de dirección y menos aún en el Comité Central. Es en esta misma parte que la patraña contrarrevolucionaria del "acuerdo de paz" aparece y la LOD, ya estructurada, intenta penetrar en el Partido y utilizando agentes tratan de ganarse algunas bases, pero la respuesta del Partido fué contundente determinándose el aniquilamiento de algunas cabezas negras que servían de lazo entre las cárceles y su trabajo "fuera" algunos de los cuales trabajaban directamente y en coordinación con la DINCOTE. Este fué un duro golpe a la LOD revisionista y capitulacionista y desbarató sus planes. ¿Cómo ha sido posible evitar que la LOD se estructure dentro del Partido?. Es la firme aplicación del Pensamiento Gonzalo lo que ha permitido conjurar que la LOD se estructure en el Partido. Es porque el Comité Central se ha mantenido firme en seguir la dirección del Presidente Gonzalo, quien secundado por el Camarada Feliciano y junto a otros camaradas encabeza la línea roja, y esto es clave porque sirve a mantener el rumbo y no permite que el revisionismo actúe. Después: nos encontramos en el tramo final de esta tercera parte y el Partido ha dado la directiva de que en la lucha de dos líneas se debe centrar en la LOD para aplastar y barrer cualquier vestigio que pueda quedar sea donde fuera. Apuntar a los puntos de convergencia que puedan haber, no conciliar con ellos sino asaltarlos y demolerlos como el Partido dice: vacunarse contra el revisionismo y no dejar que la LOD medre.



EL GOBIERNO DE FUJIMORI ES GENOCIDA, VENDEPATRIA Y FACISTA

En el Perú la vieja y podrida sociedad se sigue hundiendo irremediablemente en su crisis general, demolido por la guerra popular que marcha inexorablemente a rematar la Revolución Democrática. El pueblo peruano sigue sufriendo la despiadada explotación y opresión del imperialismo, principalmente yanqui, del capitalismo burocrático y la semifeudalidad, podridas montañas que se sustentan en el viejo Estado terrateniente-burocrático que es la violencia reaccionaria organizada, la violencia reaccionaria de imperialistas, grandes burgueses y terratenientes y que la siguen descargando con exacervado odio de clase contra el pueblo. Esto ha permitido que la guerra popular se enraíce y desarrolle más aún.



Por otro lado, sus tres tareas, como ya lo habia señalado el Partido, son un imposible histórico y la realidad lo está demostrando: su reestructuración del viejo estado es un fracaso, su llamada "constitución" esta haciendo agua por todos lados, es violada por ellos mismos y ha quedado claro como el agua que no es otra cosa más que un instrumento de la llamada guerra de baja intensidad; el reimpulso de su economía, con sus cacareados "logros" y todo, no es más que un globo inchado a punto de reventar, una florecencia transitoria que ha alcanzado su punto más alto y lo que se viene es más caida vertical de la que nadie los va ha poder salvar; sus esfuerzos por aniquilar la guerra popular han sido en vano, no lo han logrado ni lo lograrán. Por otro lado el recodo, que se dió como producto de la inflección viene siendo superado y su superación es el objetivo número uno del actual plan en aplicación cuyos objetivos han sido cumplidos en lo fundamental faltando solo completarlos. Así, la guerra popular arde victoriosa en todo el país y no hay fuerza en el mundo que lo pueda detener, está más desarrollada, más enraizada y la Conquista del Poder en Todo el País se presenta como una perspectiva real y concreta. La situación revolucionaria en desarrollo creciente sigue desenvolviendose ascencionalmente y necesariamente llegará a la crisis revolucionaria. Ante este desarrollo inevitable el viejo Estado se ha ido reaccionarizando cada vez más viendose ahora en la necesidad de aplicar facismo, pero un facismo adaptado a combatir la guerra popular.Tampoco ésto podrá detener a la guerra popular ni impedir al Partido seguir aplicando el IV Plan de PDEGP y el VI Plan Militar establecidos en el III Pleno, porque aunque ésta mayor reaccionarización signifique más opresión y genocidio para el proletariado y el pueblo del Perú, sabemos que la sangre no ahoga la revolución sino la riega.



LLAMAMIENTO A CELEBRAR EL QUINTO ANIVERSARIO DEL MAGISTRAL DISCURSO DEL PRESIDENTE GONZALO.

Este año se cumplen cinco años desde que el Presidente Gonzalo nos diera su magistral discurso el 24 de setiembre de 1992. Esto hay que celebrarlo y el Partido Comunista del Perú ha hecho un llamamiento a hacerlo tanto a nivel nacional como internacional. Tiene que ser una celebración que exprese nuestra reafirmación en la Jefatura del Presidente Gonzalo y en el Pensamiento Gonzalo, que exprese nuestra sujeción plena incondicional y voluntaria en él. El MPP desde ya asume su compromiso de desenvolver una Celebración de acuerdo a lo planteado por el Partido Comunista del Perú e invoca a todos los Partidos y Organizaciones Comunistas, al Proletariado Internacional, a los Pueblos del Mundo y a todas las fuerzas revolucionarias y progresistas a unirse a esta Celebración del Quinto Aniversario del Magistral Discurso del Presidente Gonzalo que resplandece victorioso y pujante ante el mundo.



¡VIVA EL PRESIDENTE GONZALO, JEFE DEL PARTIDO Y LA REVOLUCION!

¡DEFENDER LA VIDA DEL PRESIDENTE GONZALO!

¡VIVA EL MARXISMO-LENINISMO-MAOISMO, PENSAMIENTO GONZALO, PRINCIPALMENTE PENSAMIENTO GONZALO!

¡VIVA EL PARTIDO COMUNISTA DEL PERU!

¡SUPERAR EL RECODO, DESARROLLANDO LA GUERRA POPULAR!

¡APLASTAR LA LOD REVISIONISTA Y CAPITULACIONISTA!

¡VIVA LA NUEVA GRAN OLA DE LA REVOLUCION PROLETARIA MUNDIAL!

¡VIVA EL MOVIMIENTO REVOLUCIONARIO INTERNACIONALISTA!

¡LA GUERRA POPULAR TRIUNFARA INEVITABLEMENTE!

¡NADA NI NADIE PODRA DETENERNOS: NI EL IMPERIALISMO, NI LA REACCION, NI EL REVISIONISMO, NI LA NATURALEZA!



Septiembre, 1997 MOVIMIENTO POPULAR PERU



Perù - textos por discussion y lucha a defensa del presidente gonzalo, historia del PCP, continuacion de la guerra popular


sábado, 1 de septiembre de 2012

PCE-Reconstrucción.- PUKA AMAUTA

  Ponemos a disposición de los comunistas y revolucionarios, tanto del país como del extranjero, la edición digital del libro “Puka Amauta” que trata sobre la vida y obra del presidente Gonzalo tras los 20 años de su detención.
DESCARGAR EL LIBRO


RESPUESTA AL ATAQUE DE "BANDERA ROJA" DE ESPAÑA


Respuesta revolucionaria al ataque revisionista de “Bandera Roja” de España
Respondiendo a las furibundas y falsas acusaciones por parte del “Bandera Roja” de España, sobre la publicación del libro Puka Amauta el cual consideramos un importante aporte realizado por los camaradas del Comité de Reconstrucción del Partido comunista del Ecuador al MCI y en apoyo a la guerra popular que se desarrolla en Perú como en defensa del presidente Gonzalo.

Ustedes acusan al libro de servir en esencia al imperialismo y al revisionismo, cuando en realidad sirve de apoyo a la Guerra Popular en el Perú y la jefatura del Presidente Gonzalo; nosotros nos preguntamos ¿Acaso no es servir al imperialismo y al revisionismo de la manera más descarada y rastrera tener en su pagina web colgado el libro de “Puño y letra” seudo-autobiografia? Que todos sabemos es una táctica más del imperialismo y la reacción para difamar al Presidente. Ustedes señores, ¿Acaso no sirven al imperialismo con su supuesta campaña por amnistía general que bien se sabe es impulsada por MOVADEF y la LOD en el Perú?

Aprendan a leer y analizar sus palabras antes de lanzarlas, porque en el documento no está en ningún lado que el 24 de septiembre fue capturado el presidente Gonzalo, sino que dio el último e histórico discurso, donde llamaba a proseguir la Guerra Popular.

Además, nosotros aceptamos críticas de partidos u organizaciones que demuestren que trabajan y están en pro del proletariado, el pueblo, la revolución, el socialismo y el comunismo y no de un “partido” que ni se pronuncia sobre la crisis que está pasando España, que no tiene un verdadero programa de gobierno, que no hace casi ningún aporte para organizar la revolución en su propio país.

Señores, para ustedes realizar una crítica al importante trabajo del CR-PCE en favor del camarada Gonzalo deben hacer una limpieza casa a dentro, cosa difícil, ya que el revisionismo está hecho carne en ustedes.

¡VIVA EL PCP! 
¡VIVA LA GUERRA POPULAR DEL PERÚ!
¡VIVA EL MAOÍSMO!
!ABAJO LOS ACUERDOS DE PAZ DEL IMPERIALISMO! 
¡ABAJO LOS CAPITULADORES DE “BANDERA ROJA” DE ESPAÑA!

Blog Maoísmo_Línea Roja
 

GALIZA: Documento del CC PCm-Galiza. (English version)



 
CONSTRUCTION COMMITTEE OF THE
MAOIST COMMUNIST PARTY OF GALICIA:
WHAT IS IT AND WHAT ARE ITS AIMS?
This document covers in short our stands and objectives. We are conscious about the reductionist risk it implies, but in so far as the work of the Construction Committee develops, specific documents will expand and tackle in depth the topics raised.
THE INTERNATIONAL COMMUNIST MOVEMENT

The current situation started with the destruction of an important number of the Communist Parties  (founded in the heat of the Third Communist International, promoted by Lenin and the Bolsheviks) by the contemporary, liquidating and dogmatic revisionism, which was born in their bosom, as another demonstration of the class struggle within the party of the proletariat.
The capitalist restoration in the USSR in the late 50s and in the People´s Republic of China, with the counter-revolutionary coup d’état in 1976, or the liquidation of other M-L parties, led to the collapse of the ICM, not being able to come out until the formation of the Revolutionary Internationalist Movement in 1984 and with the new proletarian organizations having rejected and crushed the attacks of both contemporary revisionism and the Albanian dogmato-revisionism against Mao Tse-tung an its legacy. As a result of the arduous debates promoted significantly by the Communist Party of Peru, who has been developing Protracted People´s War since 1980, RIM advanced from its initial definition of M-L Mao Tse-tung Thought up to the definition of Maoism as the third and higher stage of Marxism. Loyal follower of Leninism, Maoism is able to provide strong responses to the contradictions raised as a result of the revisionist restorations, to the two line struggle within the Party or the solution to the question of Power through people´s war, which is the war of the masses against the internal or external oppressors.
The Great Proletarian Cultural Revolution led personally by Chairman Mao and his closest comrades indicated the path of tirelessly struggle against the bourgeoisie ideas deep-rooted in the socialist society and in the Party itself.
The formation of RIM was a major milestone of the revolutionary proletarian vanguard and so we value, although at present its activity is paralyzed due to the deep errors of CoRIM and the treason to revolution by the Prachanda/Bhattarai clique in Nepal.
Study the documents of RIM and understand its strategic importance in the formation of a new international of new type, which groups the communist organizations, is essential in order to take a stand in the face of the groupings which today the old and new revisionists advocate under the flags of eclecticism and false anti-imperialism.
THE SPANISH STATE

The Communist Party of Spain, founded in 1922, having a great and decisive activity in the First Revolutionary Civil War of 1936-1939 and the following guerrilla struggle against the fascist dictatorship of Franco, became revisionist, liquidator and centralist due to right-wing opportunistic errors. The Carrillo/Ibárruri clique leadership and its political line of “National Reconciliation” carried out a policy of treason against the heroic struggle of the proletariat and progressive sectors of the Spanish State, paving the way to the restoration of the Borbonic monarchy after the death of the dictator.
Revisionism of the Carrillo/Ibárruri clique generated numerous breakings with it, but with an incorrect analysis of the reasons that gave rise to it or the specific conditions of revolution (including the appearance of mimetic copies of “Maoism” completely alien to it).
Organizations such as PCE (m-l), FRAP, PTE, ORT, MCE, OMLE and others widely established in the whole of the Spanish State, gathered - in an unequal although heroic way- communist sectors willing to develop revolutionary struggle. The incomplete break with revisionism led to the gradual liquidation of these, lost in the electoral swamp.
Other organizations, like PCE (r)-GRAPO, continued an armed struggle –amongst ideological lurches- separated from the masses and incapable of transforming reality.
In Galicia, it is not until 1964 that a patriotic communist organization is formally created, the Unión do Pobo Galego, which starting initially from M-L stands it evolved into petty-bourgeoisie nationalism, integrating into the bourgeoisie democracy and system, and giving rise to successive “left” wing splits that - although need a specific study- we consider them within the revisionist or opportunistic camp, incapable of giving responses to the problems of revolution in Galicia.
REVOLUTION IN GALICIA
In the face of the wrong analysis essentially supported by petty-bourgeoisie nationalism on the hypothetical neo-colonial character of Galicia an its revolution, as a four class movement or national liberation, we state the primacy of the contradiction between the proletariat and bourgeoisie, which can only been resolved in the framework of Socialist Revolution, linked to the liberation of our people and the establishment of a Socialist Republic of Galicia. The driving force of revolution is the proletariat in alliance with the peasantry and semi-proletariat (a wide sector in the present society).
The proletariat, strong advocate of the self-determination of the peoples, has to move bourgeoisie and petty-bourgeoisie parties from the leadership of the national movements carrying out the struggle for the emancipation of the nationalities to its ultimate consequences.
BUILD A PARTY FOR REVOLUTION IN GALICIA
Following the example of other Maoist detachments at present and the experiences of the Third International, with the formation of the PSUC [in Catalonia] in 1936, as communists in Galicia, nationality without state within the framework of the Spanish State, we consider it necessary building a party of new type, a Maoist Communist Party that works wholeheartedly for Socialist Revolution in Galicia. A party which has to fulfill with the requisites of a combat structure against bourgeoisie oppression and connects itself on an equal footing with the other communist parties, either in the Iberian Peninsula, Europe or the world, because our objective, of the men and women that are part of the CC of the MCP of Galicia, is to make revolution in it as part of World Proletarian Revolution.
In the current stage of our work plan, the elaboration of an ideological, political and organizational party unity base will occupy the first place. This does not keep us away from the masses, but on the contrary as we will find in it not only its best sons and daughters but also on practicing mass line we will learn from them and their needs.
IDEOLOGY

The proletarian ideology developed by Marx, Engels, Lenin, Stalin and Mao Tse-tung. Applying it in a specific and creative way to the specific conditions of Socialist Revolution in Galicia.
Besides, our Construction Committee assumes Maoism as the greatest development of contemporary Marxism-Leninism, its third and higher stage and will actively work, together with the other international detachments, to become command and guide of World Proletarian Revolution.
POLITICAL LINE

The C.C. of the MCP – Galicia will develop a political line oriented to the concentric construction of the three necessary elements for revolution: Party, United Front and People´s Army. Developing specific activity and working plans in the respective elements depending on the diverse development stages of them.
ORGANIZATION
Organizationally, the CC of the MCP – Galicia will proceed according to the stages of its development, adopting secretive work as the main, in order to ensure the most of its organization from the strokes of bourgeoisie repression. To this end, specific documents will be elaborated which all the comrades will have to comply with. We stress that this will not prevent the Party (under construction) to be in permanent contact with the masses, its organizations and its struggles.
Galicia, 16 July 2012.

Construction Committee of the
Maoist Communist Party - Galicia

 

France - Avec les ouvriers, le FRAP combat !- de la cause du peuple


jeudi 6 septembre 2012


Merci aux Camarades de Feu de Prairie !
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Nepal - advances PCNmaoist, as towards mlm alternative to Prachanda revisionist party and struggle's mass instrument against Battarai's government

NEPAL: El camarada Hitman se une al partido maoísta.





correovermello-noticias
Kathmandu, 07.09.12

El ex Ministro de Estado para el Desarrollo Local, Nabin Bishwakarma "camarada Hitman" anunció el viernes que se ha unido el PCN-Maoísta, después de la reunión con los principales dirigentes del PCN-M en la oficina del partido en Buddhanagar.Hablando en una conferencia de prensa hoy en la capital, dijo el PCN-M es el único partido que puede sacar al país de la crisis imperante, y agregó que es eñ único partido que puede dar la verdadera libertad al pueblo en la  actual confusión constitucional y político.
Bishwakarma que había jugado un papel fundamental en los 10 años de guerra popular, declaró que el PCUN-M ha sido desleal con el pueblo nepalí y traicionar una y otra vez en el nombre al decir que la revolución de los pueblos no es posible.
Bishwakarma que se convirtió en miembro del Comité de Área a la secretaria del partido en 1997 y miembro del comité de distrito en 1998 había adquirido también el cargo de secretario de distrito en 1999.



NEPAL: Ultimatum del PCN-maoísta de 70 puntos.



correovermello-noticias
Kathmandu, 06.09.12
A prensa nepalí informa que el PCN-maoísta ha presentado en una rueda de prensa un memorandum de 70 puntos cuyo cumplimiento exigen al gobierno. Dieciseis años despues que los maoístas presentaran un documento de 40 puntos antes de iniciar la Guerra Popular Prolongada.

El camarada Kiran  acusó a la camarilla Prachanda/Bhattarai del gobernante Partido Comunista Unificado de Nepal (M) de "neo-revisionismo". -"En lugar de hacer frente a las demandas que ellos mismos habían planteado durante la guerra, los que fueron nuestros amigos se están comportando como la clase dominante."- Él dijo que aunque ha habido algunos "logros", el país mantiene su caracter "semi-colonial y semi-feudal. "La situación, y una nueva" lucha "era necesario. Muchas de las cuestiones que figuran en el nuevo documento se han tomado de la original de 40-puntos de 1996.

El nuevo partido maoísta ha exigido la anulación del Tratado de Paz y Amistad Nepal-India de 1950 , y el pacto de seguridad bilateral 1965, el Tratado de Mahakali, los pequeños proyectos de desarrollo apoyados por el gobierno de la India, en Nepal, y la energía hidroeléctrica Alto Karnali y Arun 3 contratos a empresas indias. Asi mismo exigen el control de las fronteras con India y de las actividades contra terceros paises poniendo fin al reclutamiento de soldados Gurkhas y de misiones armadas de la ONU.
 A mediados del pasado mes el camarada
Kiran había reunido con el presidente del pro-monárquico Partido Rashtriya Prajatantra  de Nepal, Kamal Thapa, y discutido sobre la cuestión del "nacionalismo y soberanía".

"Democracia Popular"

Otras demandas giran en torno a la "democracia popular y los medios de subsistencia". Estos incluyen: la institucionalización de la Constitución de un "Republicana Popular y Federal " por elección popular representantes, federalismo con la" identidad nacional ", la inclusión plena proporcional en los órganos del Estado, la elaboración de una nueva política de seguridad nacional, el fin de la discriminación y la intocabilidad contra los dalit, garantizar el empleo, la educación gratuita y obligatoria hasta la clase 12, la reforma agraria, y la acción contra la corrupcion.

El camarada Kiran dijo que aunque inicialmente su lucha sería pacífica, pueden adoptar el método de armado si sus demandas no eran satisfechas. Los analistas, sin embargo, creen que es poco probable que todo el partido volverá a la insurgencia. Pero los informes no confirmados sugieren que una sección  de la organización, liderada por un joven líder radical Netra Bikram Chand camarada Biplab , formada por ex soldados de las Ejército Popular de Liberación (EPL) trabajan la recolección de armas para prepararse para una revuelta violenta

NEPAL: Protestas por el alza de precios de los carburantes.




correovermello-noticias
Kathmandu, 03.09.12
La subida en un 4% de los precios del petroleo ha generado un fuerte rechazo en la población.
El gobierno del revisionista Bhattarai autorizo la subida de precios argumentando los precios del mercado internacional. Nepal es totalmente dependiente en carburantes por carecer de zonas petroleras, lo cual encarece todos los renglones economicos particularmente dañinas para las masas populares.
El PCN-maoísta publicó un comunicado en el que exige la anulación de la subida de precios y hace un llamado a la movilización popular y a tomar las calles para hacer retroceder la decision del gobierno reaccinario.
Por otra parte se informa que tras dos dias del encuentro en Damak el PCN-maoista y la Limbuwan Rastriya Mukti Morcha Nepal tomaron la decisión de re-constituir los "gobiernos populares" existentes durante los diez años de la guerra popular.
El recien elegido presidente de la  Aangdambe Morcha, camarada Dhruba afirmo que se trata de que los gobiernos populares impulsen la revolución inconclusa en Nepal. Así mismo denuncio la campaña de falsedades contra los defensores del federalismo desde el gobierno y de los partidos reaccionarios.
En el encuentro participaron mas de 250 representantes de diversas partes del país