Monday, October 22, 2018

against Salvini in Tunisia - italian and tunisian comrades united - tunisieresistant

SALVINI IN TUNISIA RIBADISCE GLI INTERESSI IMPERIALISTI ITALIANI NEL PAESE ARABO


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Da mesi era stata annunciata la visita del ministro dell’interno italiano Matteo Salvini tramite i suoi account social, più volte rimandato a causa di un rimpasto nel governo Chahed e delle contraddizioni acuitesi tra i due principali partiti di maggioranza, Nidaa Tounes e Ennahdha, Salvini conferma il proprio arrivo a Tunisi solo 48 ore prima del suo viaggio.
Cio’ da un lato denota l’accoglienza tiepida del governo tunisino, seppur sempre servile verso i paesi imperialisti da cui elemosina “aiuti” finanziari e materiali, dall’altro per evitare la possibilità che venga organizzata una degna accoglienza al ministro razzista.
Infatti dopo che lo scorso giugno Salvini ebbe a dire che la Tunisia è un paese che “esporta solo galeotti”, la sua impopolarità è assai cresciuta aggravandosi in seguito all’arresto del “pescatore salva migranti” Chamseddine e di altri 6 pescatori al largo di Lampedusa ( non a caso scarcerati dal tribunale di Palermo pochi giorni prima la visita di Salvini in Tunisia).
Nella visita di ieri invece Salvini ha ripetuto la retorica/elogio della Tunisia come “modello di democrazia” nella regione, proprio quella “democrazia” contro le cui ingiustizie i giovani tunisini lottano quotidianamente e da cui, alcuni di essi, scappano.
Già a giugno scorso era stata scritta, da alcuni docenti di italiano in Tunisia, una lettera di protesta alle suddette dichiarazioni via via allargatasi a italiani residenti, insegnanti tunisini, francesi, algerini di italiano e pubblicata sul quotidiano italiano di ispirazione cattolica L’Avvenire.
Anche la FTDES (Federazione Tunisina dei Diritti Economici e Sociali) aveva preso posizione, nonchè alcune ONG straniere presenti in Tunisia e operanti nel settore dei migranti, dei diritti umani e dell’antirazzismo. Inoltre tre partiti comunisti maoisti italiani e tunisini presero posizione con un comunicato congiunto diffuso in più lingue a livello internazionale.
Inoltre nelle ultime settimane centinaia di pescatori erano scesi in piazza sia nella città meridionale di Zarzis che a Tunisi, per chiedere l’immediata liberazione del pescatore Chamseddine come ricordato su.
Questo spiega l’accortezza della preparazione dell’incontro da un lato e l’annuncio lampo dell’incontro stesso dall’altro.
I rappresentanti dei governi italiano e tunisino sono in parte riusciti a svolgere il proprio incontro tranquillamente senza particolari disturbi (non è solo merito loro, torneremo su questo più avanti) anche se in fretta e furia una quarantina di membri delle famiglie di alcuni migranti dispersi è apparsa per pochi minuti nei pressi del Ministero dell’Interno in cui avrebbe avuto luogo l’incontro per poi andarsene sperando che cosi facendo un paio di rappresentanti delle ONG avrebbe avuto il permesso di partecipare all’incontro, aspettativa delusa. Inoltre sono apparsi dei manifesti ad hoc nei pressi dell’ambasciata italiana di Tunisi.
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L’incontro lampo (com’è stato definito) con il ministro dell’interno tunisino Fourati e il presidente della repubblica tunisina Beji Caid Essebsi non ha raggiunto gli obiettivi annunciati a gran voce da Salvini nei giorni scorsi: non vi è stato nessun impegno formale da parte del governo tunisino di aumentare le quote settimanali di rimpatri di immigrati tunisini (attualmente 80 unità con 2 voli charter), i tunisini hanno invece chiesto l’apertura di canali legali di emigrazione (ovviamente riservati a uomini d’affari, professionisti, membri della medio-alta borghesia locale) non di certo a favore dei giovani delle classi disagiate che ogni settimana rischiano la vita, considerando anche il fatto che addirittura quest’anno sono stati rifiutati molti visti per motivi di studio nonostante i giovani studenti tunisini avessero i requisiti per ottenerli.
Nelle 5 ore di visita in Tunisia, oltre alla conferenza stampa congiunta di rito (su cui vi sono state speculazioni circa la scelta di piazzare nella sala alle spalle dei due ministri un dipinto raffigurante il passaggio di Annibale delle Alpi) il vero risultato concreto raggiunto di concerto da entrambe le parti, è stata la donazione da parte del governo italiano di due motovedette di pattugliamento “entro ottobre e altre ne arriveranno…”, fuoristrada, apparecchiature elettroniche e addestramento; quindi più controllo delle frontiere e repressione. Inoltre Salvini ha speso parte del suo tempo per incontrare gli imprenditori italiani in Tunisia che, a suo dire, rappresentano “800 imprese nazionali con 63mila posti di lavoro in Tunisia più l’indotto”. “Impreditori” (le virgolette sono d’obbligo dato che a questi signori piace giocare facile non pagando alla Tunisia le tasse per i primi 10 anni, pagando a costo quasi zero la forza lavoro locale comparandola ad una con qualifica corrispondente italiana e avendo la possibilità di trasferire tutto il capitale all’estero, spesso inoltre si tratta di padroni di aziende fallite in Italia) vera e propria feccia razzista, non a caso grandi sostenitori della Lega Nord (in Tunisia!!!) razzisti, xenofobi e islamofobi ma a cui piace arrichirsi e fare la bella vita in un paese arabo e a maggioranza musulmana.
Purtroppo in questa occasione, anche la parte “migliore” della comunità italiana in Tunisia, piuttosto che raggiungere i familiari dei dispersi e dare una degna accoglienza al razzista Salvini, ha preferito non scomodarsi più di tanto diffondendo da internet un inutile appello rivolto a Salvini al quale si chiede di “sostenere la Tunisia e i tunisini e di non dividere i popoli”,come chiedere al carnefice di avere compassione per le proprie vittime.
Inoltre il documento scade nella stessa retorica razzista del ministro affermando che in fondo, anche tra gli emigrati italiani vi era qualche “galeotto” (!).
Anche la FTDES è scaduta in un’altrettanta “lettera aperta al ministro Salvini“, se pur con toni diversi e più schietti, ma per l’occasione proprio fuori luogo.
Altrettanto inutili e controproducenti i tentativi “democratici” dei membri delle ONG che illudono se stessi e i 30 manifestanti di poter raggiungere qualche obiettivo facendosi ricevere nel Ministero dell’Interno di Avenue Bourguiba mentre era in corso l’incontro bilaterale tra i due ministri.
Risultato: come contropartita il sit-in improvvisato è stato sciolto pochi minuti, le famiglie dei dispersi hanno atteso invano per ore a distanza di centinaia di metri sulle scalinate del teatro municipale,  ai rappresentanti delle ONG dopo essere stati identificati è stato comunque negato l’accesso, che comunque sarebbe stato un ben futile risultato.
Ma non è finita qui, adesso bisogna continuare a contrastare le politiche fascio-razziste del governo italiano e del governo tunisino ad esso subordinato nel comune intento della militarizzazioni delle frontiere.

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