Lo
chiamano il viaggio della «svolta» nelle relazioni già strette tra due
paesi in possesso di armi atomiche che non hanno mai firmato il trattato
di non proliferazione nucleare. Durante la sua visita oggi e domani in
Israele, Narendra Modi approfondirà ed espanderà i legami strategici e
la cooperazione in materia di difesa con Tel Aviv, a partire dai sistemi
antimissili balistici per finire con armi laser, razzi a lungo raggio e
droni. Obiettivi quindi ben più ampi di quelli del luglio 2017, quando
il primo ministro indiano effettuò la sua prima visita nello Stato
ebraico firmando con Benyamin Netanyahu accordi per un valore di 13
milioni di dollari in sviluppo satellitare, agricoltura e acqua, insieme
alla creazione di un fondo di investimento congiunto da 40 milioni di
dollari. Otto anni dopo Modi punta ad intese molto più ricche che nella
Difesa varranno circa dieci miliardi di dollari nei prossimi anni. Ma la
visita dovrebbe aprire le porte anche a un importante sviluppo
dell’alleanza tra Israele e India in termini geopolitici riguardo il
controllo strategico di un’area vasta che include il Mediterraneo
orientale, il Medio oriente, l’Asia meridionale e l’Oceano indiano.
Almeno così progetta Netanyahu che domenica scorsa ha parlato della
costituzione, assieme all’India e altri Stati, anche arabi (gli
Emirati?), di un «Asse delle Nazioni» contro paesi «ostili» (con la
Turchia in testa), che a suo dire intenderebbero circondare Israele con
un «Muro sunnita».
Oggi
subito dopo l’atterraggio, Modi incontrerà Netanyahu per un primo
scambio di vedute sulle relazioni tra i due paesi. In seguito, si
trasferirà a Gerusalemme, dove terrà un discorso davanti alla Knesset.
Quindi incontrerà i rappresentanti della locale comunità indiana. La
giornata di domani inizierà con una visita al memoriale dell’Olocausto,
Yad Vashem, a Gerusalemme. Poi, il primo ministro indiano vedrà il
presidente di Israele Herzog e avrà un lungo incontro con Netanyahu,
durante il quale i due premier finalizzeranno e si scambieranno i
documenti di accordi di cooperazione in vari settori. Si ritiene che
Israele abbia accettato di condividere con l’India le più recenti
tecnologie militari, tra cui i tanto richiesti sistemi laser ad alta
tecnologia e sistemi di difesa a distanza.
Nuova
Delhi è già il principale partner commerciale dell’industria bellica
israeliana. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute,
l’India ha rappresentato il 34 per cento delle esportazioni militari
israeliane nel periodo 2020-2024. I dati del ministero della Difesa
israeliano indicano che, nello stesso arco temporale, le vendite verso
il paese asiatico hanno raggiunto circa 20,5 miliardi di dollari. Una
cifra che conferma la centralità del mercato indiano per lo Stato
ebraico, oggi ottavo esportatore mondiale di armi con una quota del 3,1%
del commercio globale. Le aziende militari e di sicurezza israeliane
hanno aperto joint venture in India.
La
cooperazione guarda ora a settori sensibili come la difesa aerea e la
difesa missilistica balistica. Secondo Forbes India, sarebbero già stati
conclusi accordi per 8,6 miliardi di dollari. L’India ora sta valutando
lo sviluppo congiunto con Israele di armi per proteggere il suo
territorio più interno. «La cooperazione in materia di difesa e
sicurezza è la pietra angolare del partenariato strategico tra Nuova
Delhi e Tel Aviv», ha spiegato in questi giorni l’ambasciatore indiano a
Tel Aviv, JP Singh. «È un’occasione storica» ha aggiunto «fondata sulla
visita di Modi del 2017, che ha consolidato per la prima volta le
relazioni bilaterali. Le due nazioni hanno ora avviato una nuova fase di
legami strategici più profondi che va ben oltre il memorandum d’intesa
firmato lo scorso anno».
Se
Modi punta a procurarsi armi e tecnologia avanzata per una possibile
nuova escalation con il Pakistan, invece Israele lavora per creare una
propria alleanza da opporre a un presunto schieramento di paesi
musulmani pronti a prendere il posto della declinante «Mezzaluna sciita»
iraniana per alzare un «Muro sunnita» intorno a Israele. L’ha detto
ieri Netanyahu durante un incontro dei vertici dell’agenzia di
intelligence interna Shin Bet, ribadendo quanto aveva annunciato
domenica scorsa nella riunione del governo. L’India, nella visione del
premier israeliano, rappresenta una colonna di questa alleanza emergente
che «comprende molti paesi». L’obiettivo di Netanyahu è «riunire le
nazioni che condividono una visione comune della realtà, delle sfide e
degli obiettivi». Israele, afferma, «lavora per formare un nuovo asse
che includa India, paesi arabi, africani e mediterranei, come Cipro e
Grecia, in contrapposizione agli assi sciita e sunnita».
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